Opinioni

Ebola, l’emergenza è internazionale: tagli e guerra aggravano il quadro

I numeri dell’epidemia che ha colpito le aree orientali della Repubblica Democratica del Congo sono in costante aggiornamento e il quadro si aggrava di giorno in giorno
Romina Gobbo

Romina Gobbo

Commentatrice

Una vittima dell'ebola all'ospedale di Bunia - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Una vittima dell'ebola all'ospedale di Bunia - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Oltre 900 casi sospetti; 101 quelli già confermati; 69 persone ospedalizzate; 177 decessi sospetti, di cui 4 fra il personale sanitario; 10 decessi confermati; 2 casi a Kampala, in Uganda. I numeri dell’epidemia di ebola che ha colpito le aree orientali della Repubblica Democratica del Congo, sono in costante aggiornamento, perché di giorno in giorno il quadro si aggrava. Tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha innalzato il livello di allerta per il Paese a «molto alto».

Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, dopo aver definito quella congolese una «emergenza sanitaria internazionale», ieri è arrivato nel Paese africano per valutare di persona la situazione e come fronteggiarla. Il fatto che a essere state colpite siano la regione dell’Ituri (in particolare a Mongbwalu, Rwampara, Bunia, Nyakunde, Butembo), al confine tra Uganda e Sud Sudan, e il Nord Kivu (Goma), rende più difficile qualsiasi tipo di intervento, a causa del conflitto in corso tra le forze congolesi e i miliziani dell’M23, il movimento paramilitare spalleggiato dal Ruanda.

Il debole sistema sanitario con strutture ospedaliere e laboratori inadeguati e la carenza di attrezzature necessarie, come visiere e tute protettive per gli operatori sanitari, kit per i test, sacchi per cadaveri, fanno il resto. Alla già elevata densità di popolazione nelle aree minerarie di Ituri, si sono aggiunti un milione di sfollati in fuga da Goma, che vivono in campi in situazione di precarietà igienica e sanitaria. Tanto che il deputato nazionale Jean-Marc Mambindi Koloboro, ha parlato di «vere e proprie polveriere per la salute pubblica».

Operatori sanitari - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Operatori sanitari - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Per tutti questi motivi, e per l’alta contagiosità, i numeri potrebbero essere superiori di almeno il 30% rispetto a quelli ufficialmente dichiarati dal Ministero della Sanità congolese. «Non c’è un posto dove isolare i malati. Muoiono a casa loro e i loro corpi vengono trattati dai familiari», ha detto all’Agenzia France Press, Isaac Nyakulinda, cittadino della città di Rwampara (Ituri). Corpi che sono estremamente contagiosi.

Il virus ebola conta più varianti. In questo caso, si è di fronte alla variante Bundibugyo, che raggiunge un tasso di mortalità del 50%. Detta in altre parole, significa che la metà dei pazienti muore. I sintomi sono febbre alta improvvisa, dolori muscolari diffusi, vomito, spossatezza estrema e, nei casi più gravi, compromissione della funzionalità epatica e renale, manifestazioni emorragiche gastrointestinali e cutanee. Per la Bundibugyo al momento non esistono vaccini o trattamenti terapeutici consolidati. Scienziati dell’Università di Oxford ci stanno lavorando ma – secondo l’Oms – un eventuale vaccino non potrà essere disponibile prima di sei-nove mesi.

«La totale assenza di uno scudo terapeutico specifico rende l’azione di prevenzione primaria, il tracciamento dei contatti del malato per contenere la diffusione e il supporto alle strutture mediche sul campo, l’unica vera arma di difesa disponibile», fa sapere Medici senza Frontiere. L’epidemia più letale di questa febbre emorragica altamente contagiosa in Congo aveva ucciso 2.300 persone su 3.500 casi tra il 2018 e il 2020.

Dopo la morte di due persone in Uganda, una delle quali proveniente dal Congo, il Ministero ugandese ha disposto la quarantena per tutti coloro siano entrati in contatto con il caso indice. E il dispiegamento di squadre di controllo, sorveglianza e pronto intervento presso i punti di ingresso ufficiali e informali del Paese, in particolare lungo il confine occidentale. Attenzionati anche i Paesi limitrofi, tra cui Ruanda e Sud Sudan.

Pesano anche lo smantellamento dell’Agenzia di cooperazione UsAid (Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale) da parte di Trump e il ritiro statunitense dall’Oms, con il conseguente taglio dei fondi. In risposta, alcuni Paesi africani hanno deciso di stracciare gli accordi bilaterali firmati, tra dicembre 2025 e inizio 2026, con la Casa Bianca. Prevedevano assistenza sanitaria in cambio di investimenti nei settori minerari e commerciali dei Paesi partner. Un moto d’orgoglio che rischia di essere un boomerang.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Argomenti
ebolaepidemia

Le notizie della sera

Il riassunto della giornata, con le principali notizie e gli approfondimenti della redazione.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
Il tuo quotidiano, con tablet inclusoIl tuo quotidiano, con tablet incluso

Direttamente a casa tua, per tutta la famiglia a soli 0,90€ al giorno

SCOPRI DI PIÙ
Il libro «Decisioni artificiali» in edicola con il GdBIl libro «Decisioni artificiali» in edicola con il GdB

Volume sull’IA e sulle decisioni delegate alle macchine, scritto da Marco Camisani Calzolari

SCOPRI DI PIÙ
Sostenibilità oltre dazi, rincari e geopolitica: l’incontro di GdB&FuturaSostenibilità oltre dazi, rincari e geopolitica: l’incontro di GdB&Futura

Appuntamento il 27 maggio alle 17.30 nella sede di Mori 2A a Nuvolento.

ISCRIVITI