Opinioni

Tra la fede e il potere di Trump cresce il dissenso dei cattolici

Il presidente degli Stati Uniti ha smascherato la truffa ideologica, intrisa di nativismo razzista e suprematista, del cristianesimo di corte alla Casa Bianca oggi
Massimo Faggioli

Massimo Faggioli

Editorialista

Donald Trump, presidente degli Stati Uniti - Foto Epa/Bonnie Cash © www.giornaledibrescia.it
Donald Trump, presidente degli Stati Uniti - Foto Epa/Bonnie Cash © www.giornaledibrescia.it

A pochi giorni dalle elezioni di medio termine del 3 novembre, i sondaggi indicano il crollo della popolarità di Donald Trump. La maggioranza dell’elettorato cristiano protestante evangelicale (73%) è ancora con lui, ma i dati mostrano una certa disaffezione dei cattolici nei confronti del movimento Maga: questo potrebbe segnalare traiettorie importanti per il dopo Trump.

I cattolici, che oggi formano la chiesa più grande nel paese, sono diventati sempre più centrali nella storia politica dell’America contemporanea: non perché siano un blocco omogeneo, ma perché i flussi elettorali dei cattolici da un partito all’altro segnalano tendenze più generali. Nelle elezioni del 1980 il successo della «destra religiosa» in America fu inaugurato dallo spostamento delle preferenze di molti cattolici dal partito democratico, con cui erano storicamente identificati, a quello repubblicano di Ronald Reagan: frutto della piattaforma anti-aborto del Gop ma anche dell’ascesa dei discendenti degli immigrati cattolici sulla scala economica e sociale dell’America del turbo-capitalismo.

Questo crescente allineamento tra voto cattolico e partito repubblicano ha resistito per lungo tempo, fino agli anni di George W. Bush: uno degli effetti dell’enfasi del magistero della chiesa sui «valori non negoziabili». Con le elezioni di Obama nel 2008 e nel 2012 divenne evidente un’ulteriore spaccatura, quella tra elettorato cristiano e cattolico di origine bianca-europea in maggioranza repubblicano, e quello non bianco in maggioranza democratico. Nelle tre elezioni presidenziali con Trump candidato, dal 2016 al 2024, questo allineamento del cattolicesimo bianco col partito repubblicano ha tenuto, anche grazie a una implicita benedizione del movimento Maga da parte di molti vescovi.

Secondo i sondaggi la popolarità di Donald Trump è in forte calo - Foto Epa/Yuri Gripas © www.giornaledibrescia.it
Secondo i sondaggi la popolarità di Donald Trump è in forte calo - Foto Epa/Yuri Gripas © www.giornaledibrescia.it

Ma importanti elementi di novità sono emersi nella campagna per le prossime elezioni di medio termine per il rinnovo di una parte importante del Congresso federale, preludio all’inizio della campagna per le presidenziali del 2028. La conferenza episcopale ha invitato i cattolici a votare, ma questa volta senza soffermarsi sui valori non negoziabili e riferendosi invece a un ampio spettro di questioni, tra cui anche il carattere democratico della nazione americana. I vescovi trumpiani sono oggi una piccola minoranza. Il 22 ottobre una dozzina di vescovi si sono prestati a una «photo opportunity» con Trump nello Studio ovale, in un evento facilitato da Heritage Foundation, think tank organico all’amministrazione, subito sfruttato dalla propaganda Maga: le reazioni, anche dal vertice della conferenza episcopale, sono state raggelanti, e alcuni di quei vescovi si sono scusati pubblicamente.

Molti cattolici stanno prendendo le distanze da Trump: c’entra la guerra in Iran e i suoi effetti sul costo della vita, come anche il livello di corruzione imperante alla Casa Bianca e nella famiglia Trump. Vi è la presa di coscienza che le promesse del movimento Maga di proteggere la chiesa e la religione erano false. I vescovi vanno toccato con mano gli effetti devastanti, anche per le loro chiese, delle campagne di deportazione condotte in modo arbitrario e spesso illegale.

Ci sono ben pochi vescovi che in America oggi si possono definire politicamente liberal: ma hanno semplicemente dovuto fare i conti col fatto che il trumpismo ha devastato non solo lo stato di diritto, le finanze statali e le relazioni internazionali. Ha anche preso di mira le chiese cattoliche perché lì si riuniscono molti immigrati e le loro famiglie, i cui membri spesso hanno status legali diversi tra loro e soggetti a provvedimenti retroattivi. Il cardinale di Washington, Robert McElroy, ha parlato dei raid degli agenti delle forze anti-immigrazione come di «strumento di terrore».

Vedremo gli effetti di queste elezioni di medio termine sulla corsa alle candidature per le presidenziali del 2028. Ma questo è un momento di verità. Trump e il trumpismo hanno involontariamente smascherato la truffa ideologica, intrisa di nativismo razzista e suprematista, del cristianesimo di corte alla Casa Bianca oggi. Dopo un decennio di timidezze, oggi molti vescovi americani oggi vedono con più chiarezza i sinistri contorni di Maga. Si tratta di vedere se c’è ancora tempo per salvare l’anima dell’America come paese. Quanto ai destini della chiesa americana, i cattolici devono rendere conto anche al papa che oggi è Leone XIV da Chicago.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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