Opinioni

Don Nandino, 7 ore di fermo a Tel Aviv per il prete scomodo a Israele

Il sacerdote veneziano era arrivato nel Paese per un pellegrinaggio di giustizia: fa parte di Pax Christi, movimento cattolico internazionale per la pace
Romina Gobbo

Romina Gobbo

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Don Nandino Capovilla, foto Facebook
Don Nandino Capovilla, foto Facebook

«Pericoli per la sicurezza o in considerazione dell’ordine pubblico». Se non fosse drammatico, farebbe ridere. Il pericolo in questione sarebbe don Nandino Capovilla, sacerdote veneziano, riconosciuto da tutti come uomo di pace e difensore dei diritti umani.

Negato l’ingresso in Israele

Con una motivazione tra l’assurdo e il ridicolo, lunedì 21 agosto è stato fermato e trattenuto per sette ore all’aeroporto di Tel Aviv, dove era arrivato per un «pellegrinaggio di giustizia», da svolgersi a Gerusalemme, Betlemme e nella Cisgiordania, assieme ad altri membri di Pax Christi, tra cui il presidente, l’arcivescovo Giovanni Ricchiuti. Pax Christi è un movimento cattolico internazionale per la pace, che trae ispirazione dall’enciclica «Pacem in terris» di papa Giovanni XXIII. Giusto per chiarire di chi stiamo parlando.

Una volta rilasciato, don Nandino si è ritrovato con un «diniego di ingresso». Mentre i suoi compagni di viaggio hanno potuto proseguire, lui è stato fatto imbarcare su un volo per la Grecia, e da lì ritornerà in patria.

Le sue campagne

Ho conosciuto la Palestina nel 2011 proprio grazie a don Nandino, con un viaggio collegato alla campagna «Ponti, non muri», una campagna scomoda, perché lanciata per fermare la costruzione del muro (iniziata nel 2002), atta a separare gli israeliani dai palestinesi. Gli israeliani la chiamano «barrier», per loro è necessaria per bloccare eventuali attacchi terroristici. Per Pax Christi si tratta invece di un modo per segregare gli abitanti della Cisgiordania (nome con il quale si designa comunemente quella parte di Palestina che si trova sulla riva occidentale del fiume Giordano, anche chiamata West Bank, ndr).

Ero già stata in quei luoghi, ma il tour con Nandino mi aprì gli occhi sulla situazione politica – quel conflitto israelo-palestinese, che prima del 7 ottobre 2023 alternava momenti di escalation a momenti di pseudo calma – e sulle difficoltà del dialogo fra le tre religioni monoteiste, che lì coabitano.

I cattolici, scomodi intermediari

Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, allora Custode di Terra Santa, mi disse dell’importanza della presenza dei cattolici, anche come intermediari fra ebrei e musulmani. Alla luce, però, di quanto sta accadendo, si fa viva la sensazione che, non solo i musulmani, ma anche i cattolici stiano scomodi a Israele.

Qualche settimana fa il bombardamento della parrocchia di Gaza, oggi il ban di ingresso per don Nandino, da sempre in prima fila nella denuncia della catastrofe umanitaria in corso nella Striscia, tanto da aver scritto anche il libro «Sotto il cielo di Gaza» (per i tipi della Meridiana). Sempre, però, avendo come faro la non violenza.

È stato lo stesso Capovilla con un post sui social a far sapere del suo rilascio per tranquillizzare i suoi tanti amici. Ma il suo intendimento è anche quello di continuare a opporsi a Israele. «Sono libero! Basta una riga per dire che sto bene, mentre le altre vanno usate per chiedere sanzioni allo stato che tra i suoi «errori» bombarda moschee e chiese mentre i suoi orrori si continua a fingere che siano solo esagerazioni. Non autorizzo nessun giornalista a intervistarmi sulle mie sette ore di detenzione se non scrivono del popolo che da settant’anni è prigioniero sulla sua terra».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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