Opinioni

La diplomazia senza tregua, Putin tratta ma non rinuncia alla guerra

Tra Mosca e Kiev riparte il negoziato, ma per la pace bisogna ancora attendere
Giovanni Cadioli

Giovanni Cadioli

Editorialista

Steve Witkoff e Jared Kushner con il presidente Vladimir Putin - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Steve Witkoff e Jared Kushner con il presidente Vladimir Putin - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Steve Witkoff e Jared Kushner, inviato speciale di Donald Trump e genero del presidente, hanno trascorso il fine settimana tra Mosca e Kiev per riaprire un negoziato fermo da mesi. Sabato sono stati a colloquio per oltre tre ore al Cremlino con Vladimir Putin e alcuni suoi stretti collaboratori.

Washington ha definito questo dialogo «sostanziale», Mosca «utile». Domenica sono arrivati per la prima volta a Kiev, dove hanno incontrato Volodymyr Zelensky e consiglieri britannici, francesi e tedeschi. Si è parlato di nuove idee e di un ritorno al formato trilaterale. Come prevedibile, nessun risultato concreto — la guerra continua.

Guerra che ha superato in durata la Prima guerra mondiale. La Russia aveva subito almeno 1,4 milioni di perdite militari tra morti, feriti e dispersi, con 400-450.000 caduti; l’Ucraina 525-625mila perdite, di cui 125-150.000 morti. L’ONU aveva inoltre verificato oltre 16.800 civili uccisi e più di 51.000 feriti in Ucraina, precisando che il bilancio reale è superiore.

Nel febbraio 2022 Mosca non lanciò una campagna limitata per bloccare un ingresso ucraino nella Nato, che dall’annessione russa della Crimea del 2014 era sostanzialmente impossibile. Il piano russo puntava a prendere Kiev rapidamente, decapitare lo Stato, occupare parte del Paese e sostituire il governo con una leadership subordinata a Mosca. Putin non ha mai apertamente rinnegato questi obiettivi.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, i contatti con Mosca sono stati continui: il vertice Rubio-Lavrov a Riyadh, numerose telefonate Trump-Putin, otto missioni di Witkoff a Mosca, incontri di Witkoff e Kushner con Putin, negoziati trilaterali e il vertice Trump-Putin in Alaska nell’agosto 2025. Nessuno prodotto la pace e nemmeno un temporaneo cessate il fuoco. Nel frattempo Trump ha definito Zelensky «un dittatore senza elezioni» e nel febbraio 2025 lo ha umiliato nello scontro dello Studio Ovale.

Non c’è base concreta per credere che questo nuovo giro di consultazioni di Witkoff e Kushner cambi la situazione. Putin ha ripetuto agli inviati americani che la pace richiede di eliminare le «cause profonde» del conflitto. Nel lessico del Cremlino significa ancora neutralizzare politicamente e militarmente l’Ucraina: cessione dei territori rivendicati da Mosca, rinuncia definitiva alla Nato, limiti alle forze armate e, dietro la «denazificazione», un mutamento del potere a Kiev.

Kiev non può accettare una pace punitiva costruita come se fosse stata sconfitta sul campo. E nonostante i rapporti Zelensy-Trump siano stati in parte ricuciti, a Kiev resta molta rabbia (un giornalista ha chiesto a Witkoff se non si vergognasse di sedere con un «criminale di guerra» — l’inviato ha risposto che Putin lo ha sempre trattato «con rispetto»). Ma la posizione dell’Ucraina è diffcile. Il capo dell’intelligence militare ha detto che Mosca ha le risorse per continuare a combattere fino almeno al 2028. Nel Donbas i russi avanzano lentamente e a costi enormi — ma avanzano. L’inverno si annuncia durissimo: l’Ucraina ha rafforzato e riparato quanto possibile la rete energetica, ma riceve circa tre volte meno intercettori rispetto all’inizio dell’anno — mentre la Russia ha affinato la sua strategia di bombardamento, con numeri sempre maggiori di droni e missili.

Più significativo resta il viaggio segreto a Mosca del direttore della Cia, il 25 agosto. John Ratcliffe ha probabilmente intimato alla Russia di non colpire paesi Nato. Mosca non pare essersene curata. Mentre l’AfD trionfava in Sassonia, Vladimir Solovyov, tra i principali propagandisti di Putin, chiedeva sulla tv di Stato di invalidare gli accordi della riunificazione tedesca e «far rinascere» la Germania Est. Parole — che però seguono il drone carico di esplosivo trovato all’aeroporto di Lipsia vicino a un aereo ucraino un mese fa. È questa, al di la di qualsiasi formula diplomatica, la misura di quanto la guerra sia lontana dalla fine.

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