Opinioni

Dimissioni per sopravvivere, il lato oscuro del lavoro

Spesso non si tratta di un rifiuto del lavoro in quanto tale, bensì del rifiuto di «quel lavoro», svolto in determinate condizioni e in un determinato contesto
Valerio Corradi

Valerio Corradi

Editorialista

Sempre più persone scelgono di lasciare volontariamente il lavoro
Sempre più persone scelgono di lasciare volontariamente il lavoro

In Italia sempre più persone scelgono di lasciare volontariamente il proprio lavoro, ma tendenze analoghe si registrano anche in altri Paesi europei. Testimonianze dirette provenienti dal mondo delle imprese, dagli uffici pubblici e dal comparto dei servizi confermano che anche nel Bresciano, in misura circoscritta ma tutt’altro che marginale, si fa i conti con un progressivo distacco dal lavoro. Si tratta del cosiddetto fenomeno delle «grandi dimissioni», esploso dopo la pandemia da Covid-19 e indicativo di un profondo mutamento nel rapporto tra vita professionale e personale.

Al di là delle spiegazioni più semplicistiche, va osservato che dietro a ciò si celano situazioni molto diverse, accomunate da un diffuso malessere per l’esperienza lavorativa.

In alcuni casi prevalgono motivazioni di natura contrattuale ed economica, come il lavoro povero o le basse retribuzioni e garanzie; in altri incidono la difficoltà di sostenere ritmi e carichi di lavoro, anche sul piano emotivo, con conseguenti fenomeni di burnout. In altre situazioni, pur in presenza di un impiego stabile, pesano la scarsità di riconoscimenti per il lavoro svolto e un diffuso senso di insoddisfazione, che può indurre a prendersi periodi di pausa o, quando le condizioni lo consentono, a interrompere anticipatamente la carriera lavorativa ricorrendo a rendite o a forme di pensionamento anticipato.

Spesso non si tratta di un rifiuto del lavoro in quanto tale, bensì del rifiuto di «quel lavoro», svolto in determinate condizioni e in un determinato contesto. Da qui nasce la ricerca di alternative, pur con il rischio concreto di non trovarle e di prolungare il periodo sabbatico e di stacco. Va inoltre ricordato che alcune uscite dal mercato del lavoro, prevalentemente femminili, sono legate a degli stati di necessità, ad esempio quelli che comportano l’assunzione del ruolo di caregiver per assistere familiari anziani, malati o con disabilità. Una dinamica particolarmente rilevante in una fase caratterizzata dall’invecchiamento della popolazione e dall’arretramento del welfare.

Le storie che stanno dietro alle grandi dimissioni sono dunque molteplici, ma convergono tutte nella scelta dell’uscita, preferita sia alla resistenza passiva fino alla fine del percorso lavorativo sia al tentativo di promuovere cambiamenti dall’interno delle organizzazioni. Alcune ricerche suggeriscono che la portata del fenomeno potrebbe essere ancora più ampia se si considerassero anche i cosiddetti dimissionari potenziali, ossia coloro che, se ne avessero la possibilità, valuterebbero seriamente un cambiamento professionale.

In un mercato del lavoro che già fatica a reperire nuova manodopera, le grandi dimissioni contribuiscono ad ampliare ulteriormente i vuoti occupazionali, con evidenti perdite di competenze e know-how, soprattutto quando a lasciare sono i lavoratori più qualificati ed esperti. Da qui nasce la sfida per le organizzazioni di trattenere i propri collaboratori, prestando maggiore attenzione alla qualità dell’esperienza lavorativa, sia nelle sue dimensioni economiche sia in quelle non economiche.

Sullo sfondo permane la sensazione di trovarsi nel mezzo di una transizione epocale. Per la maggior parte delle persone il lavoro continua a rappresentare una fonte di dignità, autostima e riconoscimento sociale, tuttavia stanno cambiando aspettative, desideri, bisogni e scelte individuali, all’interno di uno scenario socio-lavorativo reso ancora più fluido dalla diffusione simultanea delle nuove tecnologie, della robotica umanoide e dell’intelligenza artificiale anche col chiaro intento di arrivare alla sostituzione della componente umana.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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