Cuore, testa, istinto: dimmi il tuo enneagramma e ti dirò chi sei

Il libro animato, quello che si ribella e cade dalla libreria solo perché tu lo legga, beh, lui ieri mi è volato ai piedi, aprendosi su una dedica dimenticata: «Se ci conosciamo riusciremo ad aprire le porte della felicità e vivremo già in Paradiso, cara Silvia». Don Sergio (Messina) autore, insieme ad Enzo Tonin, del tascabile in base jumping intitolato «Conoscersi con l’Enneagramma».
Mi è parso un segno visto che, solo qualche ora prima, Carlo Alberto Calcagno, poliedrico collega, mediatore di Genova, su Linkedin e Facebook festeggiava il varo di un’App da lui creata, dopo 20 anni di appassionati studi, per individuare facilmente e, soprattutto, gratuitamente (e per un genovese non è poco) il proprio enneatipo e diffondere questo antichissimo strumento di conoscenza.
«Ci conosciamo solo parzialmente», esordisce Tonin, nell’introduzione al libro, «Siamo come l’ubriaco che, dopo una sbornia, cerca di forzare il portone di casa introducendo la prima chiave del mazzo senza curarsi se sia quella buona e si arrabbia se il portone resiste, lo prende a spallate, a pugni, facendosi del male senza riuscire ad entrare. Ignoriamo quale sia la chiave per capire noi stessi, figuriamoci l’altro, perché siamo pieni, non di vino ma di pregiudizi, di idee preconcette, di cornici mentali. E le persone che conosciamo meno sono quelle con cui conviviamo in particolare quella che abbiamo frequentato di più per tutta una vita: noi stessi».
Quanta verità. Chi lavora con le emozioni sa che la maggior parte di noi pensa di sapere tutto delle emozioni dell’altro e della vita dell’altro, ma evita come la peste la conoscenza di sé. Paura di dover cambiare? Di dover ammettere di non essere quello che avremmo voluto? Conosci te stesso, ammoniva la scritta del tempio di Apollo a Delfi, ma farlo è complicatissimo.
L’Enneagramma, antichissimo sistema di conoscenza della personalità, ci offre la chiave. Con le radici che affondano nelle tradizioni millenarie dei Sufi del Medio Oriente veicolato dall’armeno George Gurdjieff che lo introduce in Occidente, solo negli anni Settanta assume la forma che conosciamo oggi, grazie allo psichiatra cileno Claudio Naranjo che combinando psicologia, tradizioni spirituali orientali ed osservazioni cliniche intuisce che questa antica «mappa» descrive nove strutture di personalità (dal greco ennea, nove, e gramma, segno); nove diversi filtri attraverso i quali interpretiamo ciò che ci accade e reagiamo emotivamente.
A ciascun enneatipo corrisponde un centro emotivo specifico: alcuni vivono nel cuore e sono sommersi dalle emozioni (Tipi 2, 3, 4), altri nella testa e cercano sicurezza attraverso il pensiero (Tipi 5, 6, 7), altri ancora nell’istinto e reagiscono di pancia (Tipi 8, 9, 1). L’Enneagramma non descrive chi siamo, ma come abbiamo imparato a proteggerci per affrontare la vita. È un linguaggio che mostra con quale pilota automatico agiamo, una mappa per orientarsi nei territori emotivi nostri, in primis, e dell’altro, per trasformarci e trasformare le relazioni. Non mi resta che invitarvi a cliccare il link ed augurarvi buon viaggio!
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