«Dichiarando la legge marziale in violazione della costituzione e di altre leggi, l’imputato ha riportato indietro la storia agli abusi compiuti per mezzo dei decreti di emergenza statale, ha scioccato il popolo e causato confusione nella società, nell’economia, nella politica, nella diplomazia e in tutti gli altri ambiti».
Queste parole, pronunciate dal Presidente della Corte Costituzionale sudcoreana, Moon Hyung-bae, hanno messo una pietra tombale sui drammatici eventi del 3 dicembre scorso, quando l’inimmaginabile proclamazione della legge marziale da parte dell’allora capo di Stato – Yoon Suk-yeol – aveva rischiato di far ripiombare la Corea del Sud in un baratro autoritario da cui si pensava fosse definitamente emersa quasi quattro decenni orsono.




