Cocci da tutte le parti

Roberto conosce sua suocera da quando era un ragazzino. La suocera è un elemento fondamentale nelle dinamiche familiari, tanto che la si frequenti tanto che le si stia alla larga. Roberto con la propria ha un rapporto che si definirebbe ottimale, a dispetto del fatto che si siano sempre dati del lei. La signora, infatti, prima di essere la madre di sua moglie era la sua prof di matematica delle medie. E anche questo è un ruolo che può avere un peso.
Ad ogni modo, non è che l’uso del pronome di rispetto significhi che tra i due passa una lastra di ghiaccio. Al contrario, proprio quel distacco ha consentito negli anni gli inevitabili microscopici aggiustamenti di rotta che hanno aiutato a mantenere il distacco mentre il trascorrere del tempo apriva varchi ad affondi di confidenza.
Il tutto per dire che Roberto e la suocera si conoscono molto bene l’un l’altra. Per esempio, Roberto sa che la suocera tende ad avere manie di accumulo, in particolare per quanto riguarda le stoviglie e vasellame: piatti, piattini, ciotole, marmitte e vassoi. Le piacciono, li compra, li lascia imballati. Non è collezionismo, è qualcosa di più e di leggermente diverso.
Roberto va a pranzo dalla suocera due volte alla settimana e sa che lei apparecchia con piatti di risulta. Il paradosso è evidente: piatti belli, meravigliosi, addirittura preziosi stivati nei pensili e piatti un po’ usurati sulla tovaglia. Due anni fa, al rientro da una vacanza, Roberto e sua moglie regalarono alla signora un servizio di piatti di qualità ma adatti all’uso quotidiano. Le fecero promettere di usarli. La promessa fu fatta, ma non mantenuta.
Qualche settimana fa, Roberto torna sull’argomento: «Ma quei famosi piatti?» La risposta è suonata più o meno così: «Li tengo da parte, che un giorno li userete voi». A quel punto Roberto si candida per aiutare ad apparecchiare. Prende i soliti piatti scempi e impila quelli fondi sopra a quelli piani. Li ha tutti tra le braccia, arriva sulla soglia della sala da pranzo e li lascia cadere. Si frantumano finendo per tutta la stanza.
«Ti sei sentito male?» chiede la suocera, spaventata. Le tocca diventare incredula, perché Roberto non mente: lo ha fatto apposta. Raccoglie tutti i cocchi e non viene buttato fuori da casa e nemmeno deve ripararsi da reazioni inconsulte. O forse non subisce attacchi perché nel frattempo ha messo mano al pacco degli altri piatti, quelli che venivano dalla vacanza. Per placare gli animi, Roberto spiega che gli è diventato intollerabile che la suocera conservi stoviglie per lasciarle agli eredi: molto meglio condividerne l’uso da vivi, riempiendole di pietanze da consumare insieme.
Dire che il gesto è stato senza conseguenze è un’esagerazione: la suocera ha confezionato i frantumi incaricando Roberto di occuparsi dello smaltimento e per un paio di settimane gli appuntamenti dei pranzi sono saltati. Roberto resta convinto di aver fatto la cosa giusta. La suocera conserva qualche perplessità, ma alla fine gli ha preparato il suo piatto preferito e pare che i piatti «nuovi» siano assurti al grado di «piatti normali». Il nodo ancora da sciogliere è quello tra Roberto e sua moglie. Lui infatti ha delle penne che rifiuta di buttare perché un giorno (che da anni è da definirsi) andrà a comprarne i refill… Da dopo la questione dei piatti, ogni tanto controlla che ci siano ancora. Fosse coraggioso, le butterebbe lui stesso.
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