Non lasciamo le tracce che lasciamo

Paolo e Luciana hanno approfittato della pausa estiva per traslocare. Hanno lasciato la casa in cui vivevano da 23 anni e dove hanno cresciuto il loro unico figlio. Hanno cambiato provincia e regione. Conosco molte persone che accarezzano l’idea di cambiare l’abitazione, ma non conosco praticamente nessuno che abbia voglia di affrontare l’intero iter. Paolo e Luciana hanno rimandato finché è stato possibile e poi dovuto precipitarsi alla ricerca di scatoloni, furgoni e strofinacci.
Impossibile sostenere lo abbiano fatto con leggerezza. I criteri per etichettare gli imballaggi sono stati dibattuti tardi, la questione è stata archiviata come sprovvedutezza comune. C’è stato qualche fraintendimento sul numero di rotoli di nastro adesivo. La momentanea carenza di plastica da imballaggio ha generato una crisi contenuta solo dal rapido arrivo di cibo d’asporto. I fronti più caldi sono stati armadi e cassetti. L’obiettivo di ridurre del 30% l’oggettistica è stato mancato. Ogni cosa rimossa ha alzato il sipario su scene passate: commoventi o divertenti, tenere o dolenti.
Storci maglioni, magliette reclamizzate e pantaloni un po’ ripetitivi vengono tenuti o assegnati alla beneficenza dopo minuziose analisi di pro e contro. È stato come smontare e rimontare la vita insieme: una resa dei conti che si fa bilancio, come quelli che si narra la gente faccia ogni tanto, ma che in fondo è sempre un parziale suggestionato dalle circostanze del momento. La grande svolta ha avuto per teatro il garage, ultimo spazio da svuotare. È tardi, Paolo e Luciana sono già a pezzi. Sopra un vecchio armadio, ci sono quattro scatole chiuse con nastro da pacchi, che riportano un noto marchio di prodotti dolciari, sul lato è scritta a pennarello rosso la data del trasloco precedente.
La grafia è quella di Luciana. Che cosa potrebbero contenere? Nessuno dei due se lo ricorda. Rimandano la questione al giorno dopo. Fanno mente locale, avanzano ipotesi, ma nulla. Al suono della sveglia, concordano: se quelle scatole contengono tesori, non li hanno ammirati e nemmeno valutati, quindi è come se non li avessero mai avuti. Se custodiscono ricordi, ormai li hanno archiviati. Quelle quattro scatole restano lì, pronte per essere recuperate dagli svuotatutto. Paolo e Luciana hanno la certezza che un giorno ricorderanno di che si tratta e avranno chiaro perché fossero lassù e ne ricaveranno una leggenda familiare da tramandare ai nipoti. Una leggenda val bene un (ipotetico) tesoro. Io le avrei aperte, non so voi.
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