Due minuti di tensione, se il resto non vi basta

Volo aereo pomeridiano di un giorno di quasi estate. Il volo è in ritardo di oltre un’ora, ma un volo low cost puntuale capita con la frequenza di notizie come «banchiere rapina ufficio postale». Nemmeno si protesta: non serve a nulla. Si sale a bordo quando le ore di ritardo sono quasi due. Qualcuno dorme o guarda film, pochi leggono, alcuni chiacchierano. Si avvicina la destinazione e cresce l’impazienza di arrivare. L’aereo scende e tutti guardando fuori dagli oblò. Per atterrare puntuali sulle due ore di ritardo bisognerebbe farlo subito e gli occhi corrono agli orologi. I minuti passano. Dal sedile centrale uno dice: «Stiamo girando intorno». Una replica: «Staranno aspettando una pista libera». Laggiù il lago, il fiume e le prime colline si ripetono. Passano i minuti e gli sguardi fuori non sono più quelli di chi si gode l’emozione di vedere la terra che si avvicina.
Il comandante annuncia che il volo è in attesa causa temporale. Sì, ma dove sono le nubi temporalesche? Forse quelle laggiù. Però, insiste chi conosce la zona, l’aeroporto non è molto lontano, deve essere un fronte temporalesco ben stretto, si vola nel sereno. Dev’essere un temporale violento, azzarda qualcuno se non consente un atterraggio. Da dietro, una ragazza si augura che non devino su altro scalo. «Chissà cosa sta succedendo?» dice un signore che pareva dormire. Passa quasi un quarto d’ora e l’aereo continua a sorvolare il fiume, il lago e le prime colline, ora tra la sera e la notte. Non sembra ci sia un temporale, osserva una donna. Magari è un forte vento, suggerisce quello che conosce la zona. Speriamo non faccia danni, si sbuffa.
Dai, che atterriamo, sollecita quello vicini al finestrino, ma è solo un auspicio. «Chissà» ripete il signore che dormiva. Fa una strana impressione stare sospesi sopra il mondo, senza capire perché, stanchi e perplessi. «Con quello che succede in giro...» chiosa quello accanto al finestrino. Non è un’istigazione: è come il riassunto del silenzio teso e scomodo che si è creato lungo le due ore e mezza di ritardo. Appena toccata la pista, i cellulari sprizzano trilli, notifiche e messaggi. Aspettami, entra, avviati, siamo solo in ritardo. Sì, siamo solo in ritardo, ma per i più fantasiosi – o forse per i più empatici – è stata la simulazione di «Che cosa accadrebbe se...». Ci si rivede al nastro dei bagagli. «È stato strano» dice uno. «Ma è finita bene» dice quello che dormiva. Si ride di un imbarazzo nervoso. È bello tornare a casa, non guardare il cielo come una minaccia, sapere chi troveremo a casa. Volete un mondo sereno? Provate due minuti di tensione, se il resto non vi basta.
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