Opinioni

«Il Pride e la tendenza a politicizzare i temi in modo acritico»

Il giorno dopo il corteo il consigliere comunale riflette sulla manifestazione e sui suoi presupposti
Massimiliano Battagliola (Capogruppo Brescia Civica)
Un momento del Brescia Pride 2026 - Foto New Eden Group © www.giornaledibrescia.it
Un momento del Brescia Pride 2026 - Foto New Eden Group © www.giornaledibrescia.it

Sabato le nostre strade sono state solcate dal colorato corteo del Pride. Una sfilata pacifica, che conferma come la tutela dei diritti fondamentali goda nella nostra comunità di eccellente salute. Il sottoscritto non nutre alcun pregiudizio nei riguardi dell’orientamento sessuale altrui, né intende ostacolare il legittimo desiderio di ciascuno di vivere la propria individualità alla luce del sole. Tuttavia, l’oggetto della riflessione non risiede nella libertà personale, sulla quale non sussistono divergenze, bensì nell’uso strumentale e ideologico che regolarmente si compie di simili manifestazioni.

Ci si deve interrogare, con pacato rigore intellettuale, sul senso di proclami esasperati per prerogative che nel mondo occidentale e nella nostra nazione risultano ormai ampiamente acquisite. Sorprende, in modo particolare, osservare l’accostamento tra i vessilli arcobaleno e le numerose bandiere palestinesi sventolate nel medesimo corteo, dimenticando forse che in quei territori, segnati da un radicalismo integralista, la tolleranza verso l’omosessualità non trova alcuna cittadinanza. Accanto a tale profusione di simboli stranieri, colpisce l'assenza totale del tricolore, quasi bandito per un malcelato timore reverenziale verso frange di residenti che manifestano insofferenza per le istituzioni.

A emergere palesemente è un cortocircuito logico: se a scendere in piazza fossero i sostenitori di istanze conservatrici, si leverebbero immediate riprovazioni, con necessità di schieramenti di forza pubblica e una severa gogna mediatica. Vige purtroppo il dogma secondo cui chi dissente dall’ortodossia progressista viene automaticamente tacciato di eversione o di «fascismo», dimenticando la lezione storica secondo cui i veri intolleranti vestono spesso i panni dei paladini della democrazia. Lo stesso accade quando si definisce «patriarcale» l’unica compagine di governo che ha espresso, per la prima volta nella storia repubblicana, un Presidente del Consiglio donna – conseguendo stabilità e primati politici di rilievo – e ciò denota una evidente miopia analitica.

Analogamente, si assiste a una curiosa geometria morale: ci si infervora per le grandi questioni planetarie, mentre cala un silenzio assordante di fronte alle violenze domestiche, agli stupri di ragazzine e al progressivo degrado della sicurezza urbana. Forse perché analizzare le cause profonde di siffatte piaghe sociali metterebbe in crisi la narrazione dominante?

Tale impianto culturale «woke», importato acriticamente sotto l’insegna di un sedicente progresso, mostra oggi i limiti di una retorica slegata dalla concretezza dei problemi quotidiani. I cittadini di Brescia osservano con crescente scetticismo una città che scivola nell’incuria, mentre la politica si compiace di kermesse autoreferenziali. Coloro che amministrano la cosa pubblica finiscono così, inevitabilmente, per voltare le spalle alle categorie più esposte – dai lavoratori agli operai, dalle persone meno abbienti alle donne preoccupate per la propria incolumità – preferendo i circoli ovattati alle priorità reali della collettività.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Commenti

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
Delitti Bresciani, il podcast del GdBDelitti Bresciani, il podcast del GdB

I grandi casi della cronaca nera e giudiziaria che hanno varcato i confini della provincia e sono diventati casi nazionali

ASCOLTA
SponsorizzatoImago, l’IA che vede e interpreta la produzioneImago, l’IA che vede e interpreta la produzione

Il progetto con AMCO: due eccellenze per una nuova idea dei processi industriali