Economia

Brexit, tra Bruxelles e Londra «si può discutere l’unione doganale»

I commissari europei per l’economia e per il commercio hanno partecipato a un vertice con i ministri del governo britannico
Da sinistra il segretario Uk per gli affari economici Kyle, la cancelliera dello Scacchiere Reeves e i commissari europei Dombrovskis e Sefcovic
Da sinistra il segretario Uk per gli affari economici Kyle, la cancelliera dello Scacchiere Reeves e i commissari europei Dombrovskis e Sefcovic
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Sei anni fa la GranBretagna usciva dall’Unione europea. Ora si apre il dialogo per un possibile riavvicinamento tra l’Ue e il Regno Unito. Siamo ancora alle fasi embrionali, ma le parole del commissario europeo per l’economia Valdis Dombrovskis alla Bbc fissano un punto da cui partire.

La Commissione europea è «aperta a discutere legami commerciali più stretti con il Regno Unito, inclusa l'ipotesi di un rientro nell'unione doganale, lasciata da Londra con la Brexit». Dombrovskis e il commissario europeo per ilCommercio Maros Sefcovic hanno incontrato lunedì scorso, proprio a Londra, alcuni ministri del governo laburista di Keir Starmer, tra cui la cancelliera dello Scacchiere (la ministra delle Finanze), Rachel Reeves.

Annacquata

Dombrovskis ha lasciato intendere che il Regno Unito non potrà ottenere i vantaggi dell’accesso al mercato unico solo per determinati settori (come i servizi finanziari o gli standard alimentari) senza accettarne tutte le regole e gli obblighi, inclusa la libera circolazione delle persone. Le discussioni tra Londra e Bruxelles si inseriscono nel «reset» dei rapporti avviato dal premier Starmer per andare verso una Brexit annacquata nel tentativo di risollevare la sua leadership a fronte della grave crisi di consensi per il Labour.

Il primo ministro aveva espresso di recente la disponibilità a negoziare un futuro «riallineamento» della Gran Bretagna ad alcune delle regole del mercato unico europeo, senza però mettere in discussione il divorzio britannico dall'Ue e senza arrivare a un reingresso nell'unione doganale, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero. Quest'ultima opzione invece è stata riproposta in Parlamento da alcune forze d’opposizione – i liberaldemocratici e i verdi – ed è guardata con favore pure da alcuni esponenti laburisti.

Accordi

L’Unione doganale dell’Ue è stata istituita nel 1968 e permette alle autorità doganali di tutti gli Stati membri di collaborare come se fossero un’unica entità. I Paesi che ne fanno parte applicano uguali tariffe alle merci importate nel loro territorio da Stati esterni e non ne applicano tra di loro. In altre parole: in Unione Europea non si applicano dazi doganali alle merci trasportate da uno Stato all’altro.

Come detto, Starmer sta cercando di stabilire legami economici più profondi con il mercato dell’Ue, ma entrare nell’unione doganale europea vorrebbe dire indebolire gli accordi commerciali del Regno Unito con l’India, l’Australia e la Cina che – sottolineano in Gran Bretagna – contribuiscono poco alla crescita economica, ma sono potenti simboli della Brexit.

Il Premier britannico Keir Starmer - Foto Epa/Andy Rain
Il Premier britannico Keir Starmer - Foto Epa/Andy Rain

Dopo l’addio della Gran Bretagna, l’Unione europea ha sempre sostenuto che i quattro pilastri del mercato unico – libera circolazione di merci, servizi, persone e capitali – non possono essere separati. Un concetto che ha ribadito anche il commissario Dombrovskis, chiudendo di fatto la porta di fronte a possibili accordi speciali per il Regno unito. Ci sono però da considerare altri aspetti. L’attuale contesto geopolitico obbliga l’Ue ha ripensare la collaborazione con gli attori commerciali.

L’ha sottolineato anche la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola: «A dieci anni dal referendum sulla Brexit, l'Europa e il Regno Unito devono lasciarsi alle spalle i fantasmi del passato e trovare un nuovo modo di collaborare. Questo è il realismo pragmatico di cui abbiamo bisogno nel mondo di oggi».

Sulla Manica

Proprio in questi giorni si è tornati a parlare di un «reset» commerciale tra Londra e Bruxelles. Già da due anni Starmer sta provando a riallinearsi al mercato unico europeo per rilanciare la propria economia. La questione si complica quando entra in gioco la libera circolazione delle persone (uno dei quattro pilastri di cui parlavamo prima).

In questo quadro bisogna ricordarsi della «clausola Farage» che l’Ue vorrebbe inserire negli eventuali accordi futuri. I vertici europei temono che se il leader di Reform Uk dovesse salire al potere potrebbe annullare le ipotizzate convenzioni commerciali stipulate con i laburisti. Con la clausola, se una delle due parti dovesse ritirarsi dall’accordo dovrebbe pagare un risarcimento.

Insomma, a quasi dieci anni di distanza dal referendum sulla Brexit una nuova partnership strategica tra Unione europea e Gran Bretagna non appare poi così impossibile.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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