Me lo ha detto Chiara, un’amica. Anzi, me lo ha lasciato inciso: sulla spilla che porto con me a mo’ di memento. E sul segnalibro che ha scandito il ritmo delle mie letture estive. Anche meno: due parole soltanto. Di quelle che usiamo quasi per scherzo, quando qualcuno esagera, la fa troppo grossa, alza troppo il tono. «Sì, va bene. Anche meno».
Provate però a toglierle da una conversazione e a lasciarle lì, da sole: anche meno. Dentro cambia tutto. Viviamo nel tempo del più: più cose, più velocità, più informazioni, più immagini, più connessioni. Più metri quadrati, più cavalli, più giga, più prestazioni. Più esperienze da fare e possibilmente da mostrare. Più impegni, perché un’agenda vuota mette quasi soggezione. Anche il tempo libero deve essere riempito.
Abbiamo trasformato il più in una misura del successo. E se invece provassimo, qualche volta… anche meno?
Meno cose, forse, ma scelte meglio. Meno parole, dette quando servono. Meno persone intorno, purché ce ne sia qualcuna davvero accanto. Meno fretta. Meno rumore. La questione, in fondo, è la misura.
C’è un punto-soglia, non sempre facile da riconoscere, al di là del quale aggiungere non aumenta più. Appesantisce: un altro oggetto non ci rende più ricchi; un’altra notifica non ci rende più informati. E aggiungere parole non rende necessariamente più vero quello che stiamo dicendo.
Vale anche per il tempo. Un altro impegno non rende per forza più piena una giornata. Qualche volta la riempie soltanto. Forse abbiamo imparato molto bene a domandarci che cosa ci manca e molto meno a chiederci che cosa abbiamo di troppo. Chi ha poco ha bisogno di qualcosa in più. Ed è generalmente vero.
Ma esiste anche un’altra povertà, più difficile da riconoscere: quella di chi ha talmente tanto da non riuscire più a distinguere ciò che gli serve da ciò che semplicemente possiede.
E non parlo solo delle cose: può essere troppo anche il giudizio sugli altri. Le aspettative sui figli. Le pretese verso chi amiamo. La necessità di avere sempre ragione. L’ansia di essere all’altezza. Tutto quello che chiediamo a noi stessi prima di concederci il diritto di dire: va bene così.
Anche meno perfezione. Anche meno controllo. Anche meno io. Anche meno, a ben vedere, potrebbe essere tantissimo.



