Quand’ero piccolo in un preciso momento dell’estate (solitamente in una sera di luglio, dopocena, mentre eravamo in giardino sul dondolo) mio papà lanciava la stessa proposta: e se vendessimo casa e andassimo a Ome che fa più fresco? A pensarci oggi fa davvero tenerezza. Primo perché come fai a pensare di abbandonare la meraviglia di Roncadelle? Davvero si può pensare che esista un altro eden? Suvvia.
Del resto i primi anni mia mamma spendeva energie per controbattere, poi con il passare del tempo quel momento atteso è diventato un teatrino che serviva solo per strappare un sorriso. Con tutti noi in coro a dire certo, domani mattina andiamo a vedere se c’è qualcosa che ci piace a Ome. Con la stessa convinzione con la quale prometti un incontro a quel vecchio amico/amica (sono passato al tutti/tutte per stare al passo coi tempi) che trovi per caso al supermercato, e un secondo dopo averlo salutato/salutata nemmeno ti ricordi il suo nome.
Secondo, con il caldo che ha fatto in questi mesi quelle estati degli anni Ottanta/Novanta erano addirittura fresche. Gli occhi mi si riempiono di lacrime solo a pensarci. Io quest’anno mi trovo nelle stesse condizioni delle mie ortensie: entrambi completamente spossati, financo rinsecchiti. Temo che il prossimo autunno dovrò intervenire con una potatura particolarmente decisa, il classico taglio con il passato nella speranza di una nuova florida primavera. La speranza del fresco per ora resta invece un deludente miraggio.



