A emozionarsi per le grandi gioie della vita sono capaci tutti. E ci mancherebbe anche. Per dire, vai nell’orto e vedi che nel vuoto della transizione estate/autunno/inverno lui rimane un punto fermo, il cicorione pan di zucchero continua il suo cammino e ormai svetta in solitaria come il (giustamente) protagonista indiscusso dell’ortaglia passata e futura. Ecco, lo vedi e ti emozioni per forza, non puoi restare indifferente. Io quando ammiro quelle foglie maestose che si sono attorcigliate con una precisione che nemmeno Leonardo Da Vinci poteva immaginare non riesco a trattenere le lacrime.
Queste appunto le grandi gioie della vita, ma il nostro trascorrere quotidiano è disseminato anche di piccole soddisfazioni, piccole ma comunque fondamentali per allietare la nostra esistenza. Come quando mi chiama mia nonna e mi dice che ha fatto cuocere due zucche e il passato che ne è risultato è meraviglioso. Lei non dice meraviglioso perché non cede all’enfasi, ma il senso è quello. Questa notizia mi ha financo infervorato l’anima.
Complici temperature finalmente miti/fresche sono poi tornati in campo due miei compagni fedeli: il brodo di gallina, un corroborante che non ha eguali, nessuno come lui mi rasserena e mi riconcilia con il mondo. E poi il lenzuolino che come una carezza ti riscalda quando la brezza notturna ti raffredda amabilmente. Negli ultimi mesi tutto questa sembrava non potesse tornare mai. Invece rieccoli, quanto mi siete mancati, ora manca solo il bollito. Arriverà anche lui.




