La giraffa e lo sciacallo

Il lungo e difficile percorso di fuga dai narcisisti patologici

Nessuna fragilità caratteriale può rendere «meritevole» una destrutturazione così terribile e sistematica come quella messa in atto dal narcisista
Silvia Valentini

Silvia Valentini

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Un ragazzo allo specchio
Un ragazzo allo specchio

Che sia un padre, una madre, un fidanzato/a, un marito, una moglie, un compagno/a, la relazione con un narcisista patologico ha effetti devastanti per chi la subisce. Effetti che rispecchiano in maniera simmetrica i cicli di manifestazione della manipolazione (mirroring, idealizzazione, love bombing, triangolazione, svalutazione, scarto, hoovering), fino a quando la vittima non trovi la forza di fuggire dalla cannibalizzazione e mettersi in salvo.

C’è chi punta il dito sulla personalità di chi finisce in queste trappole: troppo empatica, troppo bisognosa. È una lettura ingiusta, che toglie la responsabilità di uno squallido inganno relazionale, spesso tanto raffinato quanto crudele. Nessuna fragilità caratteriale può rendere «meritevole» una destrutturazione così terribile e sistematica come quella messa in atto dal narcisista. Il problema è che è difficile comprendere chi si nasconda dietro al fiabesco mascheramento iniziale.

Occorre passare le pene dell’inferno prima di capire i meccanismi insidiosi di questa dinamica, a danno ormai prodotto e manipolazione completata. Nella divulgazione sul tema sono stati elencati decine di indicatori di una personalità affetta da disturbo narcisistico, ma chi si trova alla prima esperienza non immagina neppure che possano esistere. Con tutti i sistemi di preallarme disattivati dal love bombing, chi può sospettare, per esempio, che il racconto, puntuale come un orologio svizzero, di ex instabili, problematici e disturbati, sia quasi una confessione e preannunci semplicemente chi sarà il prossimo?

Esaurimento, svuotamento, shock, ipervigilanza, trauma bonding, amicizie interrotte, disturbi fisici, un’ossessiva ricerca delle ragioni di ciò che è accaduto, il bisogno di riallineare la visione principesca dell’inizio con il mostro apparso dopo, la disperazione di un perché senza risposta, sono solo alcuni degli esiti dell’esposizione alla tossicità relazionale, aggravati dal profondo legame creatosi. Fortunatamente, prima o poi la vittima apre gli occhi, l’istinto si affina e mette a fuoco gli schemi. A quel punto deve solo fuggire dalla rabbia narcisistica seguente allo smascheramento.

Occorre un faticoso lavoro. Decidere il no contact, tenere un diario delle follie e delle reazioni (in queste relazioni la memoria è un bene confiscato e le pagine scritte diventano l’unica verità che non cambia mai versione). Una volta imboccata la via d’uscita, spesso grazie alla complicità inconsapevole di una nuova preda, arriva l’ultima prova: salvarsi dalla smear campaign (la sistematica campagna di denigrazione) e convincere il resto del mondo, parenti, amici, a volte anche i giudici, sulla vera natura del carnefice. È un viaggio a ritroso dentro ad una foresta nera.

A meno che si incontri Il Narciso Viola, una straordinaria App gratuita, creata e voluta da Ornella Sannazzaro, ex vittima. Una preziosissima cassetta degli attrezzi con percorsi su gaslighting, trauma bonding, no contact, sasso grigio, controllo coercitivo, uno scanner dei messaggi, un diario della realtà, e un tasto SOS per i momenti peggiori. Non fa diagnosi e non sostituisce psicoterapia o consulenza legale, ma può essere un ottimo compagno di viaggio laddove la direzione appare confusa perché, come ci ricorda il celebre verso di Emily Dickinson: «ad un cuore in pezzi nessuno s’avvicini senza l’alto privilegio di avere sofferto altrettanto».

*In caso di pericolo immediato, ovviamente: 1522 (antiviolenza e stalking, attivo 24 ore su 24) oppure 112.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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