Come stai? «Faccio una vita da cani». Sei sposata/o, fidanzata/o? «Sono sola/o come un cane». Fino a qualche tempo fa una conversazione del genere tra conoscenti avrebbe indotto il portatore d’interesse verso l’altrui condizione a provare tenerezza o dispiacere ed empatizzare. Il mondo però cambia e con esso inevitabilmente anche le sensibilità: tanto che occorrerebbe pure aggiornare le accezioni da conferire ai modi di dire.
Basta guardarsi in giro: i cani sono i nuovi bambini. Accuditi come i bambini, nutriti e vestiti come i bambini. Ci si rivolge a loro come bambini. Con buona pace tua che magari ti ritrovi a dover condividere, muto, un angolo di bancone del bar con un dolce peloso e con le sue zampette che fino a pochi istanti prima avevano assaggiato aiuole e marciapiedi e ora sono a pochi cm dal tuo croissant.
Il tema non è questo, ma... è questo. L’immagine (grazie al cielo) del cane maltrattato, legato, bastonato, che vive di tozzi di pane duro non solo (ri-grazie al cielo) è stata superata da molto tempo, ma siamo andati anche tanto oltre al fatto di considerarli come «gente di famiglia» (chi un cane lo ha avuto, sa). Così in là che se al «come stai?» oggi qualcuno ti risponde «faccio una vita da cani» quasi quasi viene da pensare: beato te…




