In poche parole

Il lato oscuro del registro elettronico

Il bilancio costi-benefici è in negativo, con i genitori che sanno tutto e il rischio che così facendo si limiti la crescita dei ragazzi
Elisa Rossi

Elisa Rossi

Giornalista

Per gli studenti il registro elettronico non è sempre un bene
Per gli studenti il registro elettronico non è sempre un bene

Apprezzo la tecnologia, ne sono affascinata e la utilizzo: ho un assistente vocale a casa, un telefono che mi permette di accedere al conto corrente, ho app per il bilancio casalingo, una per la musica e tanto altro. Su una cosa credo, però, sia necessaria una riforma: il registro elettronico. Il bilancio costi-benefici è in negativo.

Ok, ci puoi prenotare i colloqui e leggere le comunicazioni, giustificare le assenze e firmare documenti, ma per i ragazzi è un vero flagello: lo guardano più volte al giorno, controllano se sono stati inseriti nuovi voti, la media totale (che peraltro non serve a nulla) e per ogni materia. Il voto diventa un’ossessione, un numero che indica il loro valore, non quel che hanno imparato.

Mamma e papà, poi, vedono anche i compiti assegnati, i lavori, le interrogazioni programmate e, per molti, la voglia di intervenire è tanta. I ragazzi non possono più permettersi il lusso di prendere un brutto voto e recuperarlo prima che il genitore vada a colloquio. O di «bruciare» le lezioni. E così anche le tappe del processo evolutivo, marachelle comprese, saltano.

I genitori sanno tutto, ma così non rischiamo di limitare la loro crescita, la loro graduale acquisizione dell’autonomia e la maturazione? E così mi chiedo: perché non proviamo a limitare i poteri del registro elettronico?

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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