In poche parole

Il (dis)ordine mondiale e la vecchia Europa

Il trionfo della Spagna al controverso Mondiale Usa è il simbolo del Vecchio Continente che si sforza di resistere ed esistere
Erica Bariselli

Erica Bariselli

Giornalista

La Spagna festeggia la vittoria del Mondiale - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it
La Spagna festeggia la vittoria del Mondiale - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it

Di sacro non è rimasto più nulla, nemmeno il calcio. Da religione dei popoli a quella dei ricchi e/o prepotenti: è successo senza che neanche ce ne accorgessimo. Una Supercoppa là dove gira il cash, un’altra ancora là dove ce n’è anche di più: un pezzetto alla volta.

Fino a che la figura del puzzle in costruzione non ci è apparsa nitida al Mondiale Usa. Squadre partecipanti al raddoppio come cadeau a quelle federazioni tanto improbabili quanto decisive per il sostegno dei disegni Fifa.

Pause pubblicitarie mascherate da pause ristoro per i giocatori, l’intervallo della finale durato circa mezz’ora, l’Iran presente, ma sgradito e svilito, squalifiche cancellate da una manina ubbidiente, arbitri somali respinti, biglietti per la finale venuti via a 66.000 dollari. Un quadro avvilente, ma che rappresenta il nuovo (dis)ordine mondiale: il calcio ci si è specchiato.

E a pensarci anche il fatto che abbia trionfato la Spagna e che tra le migliori quattro siano arrivate Francia e Inghilterra è una rappresentazione plastica dello stato delle cose: è la vecchia eppur fiera Europa che con le armi che può e che ha – storia, cultura e quindi anticorpi – nel calcio come nella sua esistenza, si sforza di resistere ed esistere.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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