Capita che per darmi un tono confessi di voler eliminare tutti i miei profili social. Mento sapendo di mentire: la verità è che quel diavolo d’algoritmo mi ghermisce quasi senza che me ne accorga, e non mi molla per un bel pezzo. Una sera un reel mi ha fatto trasalire dal solito torpore dello scrolling (calco dall’inglese che equivale a zapping, ma sul telefono) serale.
Scritta bianca su sfondo nero: «Esci dal Matrix». Poi un tizio che mi spiega quanto sia tossico, addirittura pericoloso bruciare così tante ore su Instagram. Probabilmente ha ragione, potrei impiegare meglio il poco tempo libero che riesco a raggranellare.
Scavando un po’ più a fondo ho scoperto che esiste un vero e proprio filone che incoraggia questi comportamenti: lascia i social, disintossicati, scappa finché sei in tempo. Poi leggi la bio del tale che ha caricato quel video e viene fuori che è l’ennesimo influencer, seguitissimo. Mi sembra tutto un grande cortocircuito.
È come se un salumiere provasse a convincermi dei benefici della dieta vegana. Forse, però, il volume di follower è il sintomo di una nuova coscienza collettiva tra i giovani: i social non sono il male, ma vanno maneggiati con cura e criterio. O forse sono semplicemente stanco. Nel dubbio, riprendo a scrollare.




