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Il robot cambia il modo di competere: le domande da porsi prima di investire

I cobot lavorano accanto alle persone, si programmano da tablet e oggi sono alla portata anche delle piccole aziende. Per una pmi è un’occasione concreta, ma bisogna prepararla bene
Giuseppe De Rosa - Amministratore delegato di Tilog
La robotica non è più solo un affare per grandi gruppi
La robotica non è più solo un affare per grandi gruppi

La robotica non è più un affare da grandi gruppi. Nel 2025 nel mondo sono stati installati oltre 600.000 robot industriali, l’11% in più dell’anno prima, e l’Italia, con circa 7.800 nuove unità, è il secondo mercato dell’Unione europea. I cobot lavorano accanto alle persone, si programmano da tablet e oggi sono alla portata anche delle piccole aziende. Per una pmi è un’occasione concreta. Proprio perché l’occasione è grande, conviene prepararla bene. E la prima domanda è la più utile: c’è una decisione che sto rimandando? A volte dietro un robot c’è un tema di prezzo, di clienti o di organizzazione. Affrontarlo prima significa far lavorare il robot dove rende davvero.

Giuseppe De Rosa, ad Tilog
Giuseppe De Rosa, ad Tilog

Partiamo dai soldi. Ogni euro investito nel robot va confrontato con il suo miglior uso alternativo, e il costo va letto su cinque-sette anni: integrazione, fermi, manutenzione, software, obsolescenza. Poi lo stress test: saturazione al 60%, volumi a meno 20%. Se il conto regge, avete un investimento solido: produttività vera, non un costo variabile diventato fisso.

Secondo: il processo. Il robot dà il meglio su un processo pulito, e prepararlo fa emergere sprechi da eliminare subito: un guadagno che arriva prima della macchina. Va misurata la variabilità reale di mix, lotti e cambi formato, e il robot va messo sul vero collo di bottiglia: lì aumenta la capacità di tutta l’azienda.

Terzo: la strategia, dove serve guardare di lato. Il vantaggio non sta nell’avere lo stesso robot del concorrente, ma nell’usarlo per fare ciò che lui non fa: riportare in casa una lavorazione, accettare commesse nuove, garantire una qualità superiore. E conviene decidere come condividere i guadagni con i clienti, prima che siano loro a chiederlo. Sergio Marchionne, in «Confessions of a Capital Junkie», denunciava gli investimenti duplicati dell’industria dell’auto e invitava a consolidarli. In piccolo, tre pmi della stessa filiera possono condividere una cella e dividerne il capitale.

Quarto: le persone, il vero moltiplicatore. Il robot si prende i gesti più pesanti e ripetitivi; chi li faceva può crescere come tecnico, supervisore, responsabile di cella. Servono un responsabile del risultato, con nome e cognome, e qualcuno che intervenga quando la cella si ferma alle tre di notte. E serve una risposta chiara: cosa faranno le persone liberate? Spesso, poi, il punto non è il costo del lavoro: è che le persone non si trovano. A ottobre, per Unioncamere, il 43,6% delle assunzioni previste era di difficile reperimento. Infine il rischio, che oggi si governa bene. Si sceglie con cura da quanti fornitori e integratori dipendere, si parte da una cella, la si misura per novanta giorni e, se i numeri tornano, la si replica. Un passo alla volta. La robotica non decide al posto nostro, ma premia chi decide bene. E c’è una domanda che vale per tutti: se non lo faccio, tra tre anni sarò competitivo? Chi si fa le domande giuste raccoglie i risultati.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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