Una gigafactory per batterie a idrogeno: il piano della bresciana H2 Energy

Crescere nel business, soprattutto oltre confine, puntando dritti alla costituzione di una gigafactory votata all’energia pulita già dal 2024. Questo l’obiettivo sotteso all’aumento di capitale di 7 milioni (di cui 3 provenienti dagli stessi soci fondatori) annunciato alcuni giorni fa dalla bresciana H2 Energy, Pmi di Azzano Mella attiva nel settore dell’idrogeno e nella produzione di elettrolizzatori.
«Quello in cui operiamo è un settore nuovo, nel quale per crescere servono tanta ricerca e sviluppo e molte persone estremamente qualificate, entrambe cose che costano», tira corto Saro Capozzoli, tra i fondatori (gli altri sono Claudio Mascialino di Resnova e Riccardo Ducoli di 3REnergia) della società nata nel 2020 e che oggi conta già 25 dipendenti, per la stragrande maggioranza donne, e praticamente tutti ingegneri.
Il punto
«La nostra idea - continua Capozzoli - è quella di riuscire a dare vita ad una vera e propria filiera di produzione dell’idrogeno verde al 100% made in Italy. Del resto - precisa - già gran parte della componentistica viene realizzata nel nostro Paese, ed in particolare in queste zone, per cui ora quello che ci preme è ottimizzare i processi, così da consolidare i risultati ottenuti sin qui e crescere ulteriormente all’estero».
Del «ritardo» propriamente italiano, Capozzoli non fa certo mistero. «L’Italia è 10 anni indietro rispetto al resto d’Europa, dove ci sono già molti progetti concentrati sul tema dell’energia pulita e soprattutto non dipendenti dal Pnrr - tuona -: nel nostro Paese è quasi come se non ci si rendesse conto che il fatto di staccarsi dal metano non è una cosa che si fa perché arrivano i soldi, ma perché è assolutamente indispensabile». E molti altri Paesi, inutile dirlo, questo lo hanno già capito, come testimoniato anche dal successo avuto da H2Energy l’estate scorsa alla fiera di Hannover, dove ha presentato il primo elettrolizzatore per la generazione di idrogeno a livello industriale, con potenza da 1 MW a stack unico con tecnologia Pem.
L’impianto
In pratica, un «mega» macchinario basato su elettrolizzatori a membrana protonica, vale a dire una membrana che funziona non solo come separatore dei due gas prodotti, idrogeno e ossigeno, ma anche come elettrolita, quindi senza l’uso di sostanze caustiche. Quindi, con garanzia di minor pericolo e di maggiore salvaguardia ambientale.
«Sinora abbiamo fatto praticamente solo investimenti, per arrivare a far vedere la nostra tecnologia ancora prima di avere i clienti, ma ora guardano a noi molti Paesi europei e non solo, visto che abbiamo richieste anche dalla Cina e dall’India», dettaglia Capozzoli che annuncia: «Se nel 2020 e 2021 abbiamo solo investito, e nel 2022 abbiamo iniziato a produrre le macchine, nel 2023 inizieremo davvero a venderle e le prospettive di fatturato sono ottimistiche, perché parliamo di una cifra che potrebbe oscillare tra i 30 ed i 50 milioni di euro». Intanto, l’obiettivo al 2024 (e non più, come precedentemente ipotizzato, al 2025) è ancora più ambizioso, e si chiama gigafactory. «Vogliamo riuscire a creare una vera e propria fabbrica automatica di stack - dice Capozzoli - e diventare punto di riferimento per l’Europa e oltre».
Del resto, le previsioni sono che il mercato mondiale degli elettrolizzatori crescerà di circa 600 volte nei prossimi 10 anni (per Global Market Insight, il valore di mercato passerà da 165 milioni di dollari nel 2019 ad oltre 3,5 miliardi nel 2026), con i paesi dell’Ue che detengono più del 60% della capacità produttiva globale di elettrolisi.
@Tecnologia & Ambiente
Il futuro è già qui: tutto quello che c’è da sapere su Tecnologia e Ambiente.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
