La battaglia tecnologica tra Usa e Cina sempre più senza quartiere

Vi ricordate di Neuralink, il progetto firmato Elon Musk che attraverso un device impiantato nel cervello vuole far sì che si possa controllare un computer senza bisogno di movimenti o gesti ma solo attraverso l’attività cerebrale? Ebbene, mentre l’esperimento Usa avanza, ce n’è uno cinese che è già arrivato sugli scaffali. Si tratta di Neo, impianto cerebrale già autorizzato alla vendita e progettato per aiutare le persone paralizzate a recuperare autonomia nei movimenti, sviluppato dall’azienda cinese Neuracle medical technology.
Al di là del lato stupefacente (ed estremamente utile) del prodotto, ciò che colpisce è che ancora una volta si delinea uno scontro ipertecnologico tra Stati Uniti e Dragone. In questo specifico caso ne esce vincente la Cina, ma è solo un singolo e limitato campo dello scontro, fortunatamente per il momento solo economico e produttivo, che vede contrapposte le due grandi potenze mondiali. Dall’intelligenza artificiale ai chip, dalla cybersecurity alle tecnologie energetiche, non c’è ambito in cui i due contendenti non entrino in collisione.
E a opporsi sono due modalità di agire diametralmente differenti: da un lato c’è il modello statunitense che massimizza l’innovazione attraverso il mercato e la competizione, secondo un approccio squisitamente market-driven. Dall’altro c’è quello cinese, che punta sul coordinamento pubblico e sulla sicurezza economica per accelerare la convergenza tecnologica, ridurre le dipendenze esterne tramite sviluppo domestico e rafforzare le filiere nazionali.
In questa sfida l’Europa si colloca in una posizione intermedia, con un modello spesso definito coordinato o regolato. Si tratta di un modello ibrido, forte nella regolazione e nella qualità industriale, ma più debole nella velocità di innovazione e nella capacità di investimento su larga scala. Pro e contro di un approccio poco adatto alla velocità del mercato, ma di certo più etico e centrato sulle persone.
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