L’Unione Europea messa all’angolo punti tutto sulla competitività

Se in geopolitica proprio nulla possiamo, cerchiamo almeno quella flessibilità necessaria a mantenerci competitivi
Il vertice dei leader dei 27 Paesi membri - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il vertice dei leader dei 27 Paesi membri - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Nella lettera d’invito di Antonio Costa ai leader europei per il vertice di Bruxelles dei due scorsi giorni, a un paio di punti era riservata una particolare attenzione: la crisi iraniana e la competitività. Il primo dettato dalla guerra nel Golfo, il secondo come seguito del consiglio informale di Alden Bissen dello scorso mese, dedicato a tale cruciale tema.

Quanto la guerra impatti sulla nostra competitività, per ora nell’immediato, ma con una forte incertezza per il futuro è un dato via via più concreto. Non abbiamo la capacità in Europa, Ue più Regno Unito, di influire sullo svolgimento di un conflitto nel quale l’Iran è il tragico crocevia di una lotta ben più ampia, quella tra Usa, Cina e Russia, appunto per non essere noi, come queste, una potenza mondiale. Siamo spettatori di una competizione dai cui esiti, qualunque questi saranno, ne usciremo indeboliti e forse anche più divisi di quanto già non lo siamo oggi. Cosa possiamo fare per evitare tutto ciò?

Le Conclusioni del Consiglio europeo sull’Iran riflettono la già nota posizione. Si deplora, si condanna, si invita. Insomma, le solite litanie. In più, come si legge: «Il Consiglio europeo sottolinea l’importanza di un’azione concertata per aiutare i partner a rafforzare le capacità antidrone e di difesa aerea. In tale contesto, accoglie con favore la disponibilità dell’Ucraina a fornire ai paesi del Golfo sostegno e competenze specialistiche in materia di difesa aerea e sistemi antidrone». Come dire: pensiamo a concertarci per difenderci meglio, ma apprezziamo l’Ucraina per le intenzioni di sostenere direttamente chi è vittima degli attacchi iraniani. Insomma, complimenti per il vostro coraggio, ma noi non possiamo agire oltre le nostre frontiere. In effetti, guardandoci bene, è proprio e solo tutto quanto possiamo fare. Un bel nulla, almeno sul fronte esterno. In questo caso quello iraniano.

Donald Trump, presidente degli Stati Uniti - Foto Epa/Shawn Thew © www.giornaledibrescia.it
Donald Trump, presidente degli Stati Uniti - Foto Epa/Shawn Thew © www.giornaledibrescia.it

Certo, a detta di tutti i leader, non è la nostra guerra e non vogliamo entrarci. Trump non ci ha consultati, ha dichiarato con forza il Cancelliere tedesco Merz. Forse la nostra risposta sarebbe stata diversa se Trump ci avesse usato tale cortesia? Interrogativo retorico. La guerra non è nostra, ma ci riguarda per via della dipendenza energetica dal Golfo, dal suo petrolio, dal suo gas.

Quando si parla di competitività europea la mente corre a Draghi. Al Draghi del famoso Rapporto, al Draghi ascoltato religiosamente nelle austere sale del castello di Alden Bissen. Ma oltre a un Draghi ricordato nelle Conclusioni del Consiglio europeo, vi è anche un Draghi dimenticato. Tra i temi sul tavolo ve ne era uno particolarmente caro all’Italia e al suo governo, quello dell’Emission trading system (Ets).

Meloni puntava al suo congelamento, con il pieno sostegno della Confindustria, ma non se ne è fatto nulla, ad opporsi il rinnovato asse franco-tedesco. Draghi, mai ha manifestato contrarietà all’Ets, ma ha precisato alcune condizioni di contorno perché non divenga una palla al piede della competitività europea. Fa un po’ l’americano, propone interventi sul tipo dell’Inflation Reduction Act di Biden. Vuole mantenere l’Ets ma anche mitigarne l’impatto: usarne i proventi per industria e innovazione, ridurre costi energetici, affiancargli una politica industriale europea per sostenere la competitività e investimenti. Anche se non lo cita direttamente, lo strumento degli Eurobond ricoprirebbe un ruolo centrale.

Mario Draghi - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Mario Draghi - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Appunto qui comincia il Draghi dimenticato. Sinora poco si è fatto sulle condizioni necessarie e non ne appaiono tracce significative nelle Conclusioni. L’Ets genera uno svantaggio competitivo. Per via dei loro maggiori costi le imprese possono perdere quote di mercato o essere incentivate (leggi costrette) a delocalizzare fuori Ue. Se in geopolitica proprio nulla possiamo, cerchiamo almeno quella flessibilità necessaria a mantenerci competitivi nel gioco gladiatorio dove rimaniamo prudentemente sugli spalti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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