Artoria crea un ponte tra aziende e talenti grazie all’open innovation

In una fase storica in cui l’innovazione è sempre più spesso associata ad algoritmi e intelligenza artificiale, una startup bresciana prova a riportare al centro il capitale umano. Si chiama Artoria ed è una piattaforma digitale che consente alle imprese di trasformare i propri progetti di ricerca e sviluppo in contest pubblici, aperti a una comunità di progettisti, ingegneri, designer e studenti, chiamati a proporre soluzioni alternative.
Il modello nasce da una critica a un approccio ancora diffuso nelle imprese, soprattutto manifatturiere: quando serve sviluppare un nuovo prodotto, un impianto o un sito produttivo, «ci si affida quasi sempre al professionista “storico”, spesso senza mettere a confronto più visioni progettuali» spiega Alvise Mori, ceo di Mori 2A e ideatore del progetto insieme a Domenico Facchinetti, Davide Sabaini e ai quali si è unito successivamente Amine Bouhadi. Un metodo che, secondo i fondatori di Artoria, rischia di limitare la capacità di esplorare soluzioni realmente innovative. Grazie invece a un team con competenze complementari - ingegneria, design, impresa e informatica - è stato costruito un modello operativo già pronto all’uso e ora entrato nella fase di piena operatività su artoria.it.
Funzionamento
Come funziona è presto detto. L’azienda interessata carica sulla piattaforma una sfida, definendo obiettivi, vincoli tecnici, calendario e premio economico. La documentazione può essere fornita in formato pdf o tridimensionale e, nei casi in cui siano coinvolti progetti già brevettati o informazioni sensibili, è previsto un canale riservato accessibile solo previa accettazione di accordi di riservatezza. In alternativa, l’impresa può limitare la partecipazione a specifiche categorie professionali, come soli ingegneri o studi specifici e strutturati.
La sfida viene poi aperta alla community, che può caricare le proprie proposte. Al termine di ciò una giuria, composta in parte dalla piattaforma, in parte dalla startup e con la presenza del proponente, seleziona le tre migliori idee, che vengono premiate. L’ordine di grandezza dei premi è quello che un’azienda normalmente destinerebbe a un incarico di progettazione tradizionale, con valori che partono da circa 10 mila euro e possono crescere in funzione della complessità del progetto.
Vantaggi
Per le imprese il vantaggio «è l’accesso a decine di soluzioni alternative invece di una sola, con un costo certo e una gestione contrattuale standardizzata della proprietà intellettuale - specificano gli ideatori -. Per i partecipanti c’è invece la possibilità di lavorare su problemi industriali reali, senza le barriere d’ingresso tipiche del mercato della consulenza». Le prime call pubblicate hanno già attirato profili molto diversi, dai giovani progettisti ai professionisti strutturati, fino a studenti e laureandi. Un bacino eterogeneo che, secondo i fondatori, conferma l’esistenza di una domanda latente di spazi in cui far incontrare imprese e competenze in modo più aperto.
Artoria entra così in un segmento ancora poco presidiato in Italia: quello dell’open innovation applicata all’ingegneria e al design industriale, con l’obiettivo di trasformare la fase di ricerca e sviluppo in un processo competitivo, misurabile e trasparente.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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