Lui è morto sul colpo, dilaniato dall’impatto con le eliche e il timone del motoscafo che gli è letteralmente passato sopra. Lei, centrata, ferita profondamente agli arti inferiori e sbalzata in acqua potrebbe essere morta dopo qualche minuto di agonia, annegata.
A dirlo sono l’autopsia eseguita nel pomeriggio di ieri sul corpo di Umberto Garzarella e la prima sommaria ispezione di quello di Greta Nedrotti. L’esame della salma del 37enne caldaista di Salò è stato eseguito dalla dottoressa Maria Cristina Russo, consulente tecnico del pm Maria Cristina Bonomo, alla presenza dei consulenti nominati dal difensore degli indagati, l’avvocato Guido Sola di Modena, e dagli avvocati Raimondo Del Dosso, Patrizia Scalvi e Caterina Braga che assistono le famiglie delle due vittime.
Ultimate le autopsie, oggi il pubblico ministero titolare del fascicolo aperto a carico di P. K. e C. T. per duplice omicidio colposo e omissione di soccorso dovrebbe restituire le due povere salme alle famiglie per la celebrazione dei funerali. Con tutta probabilità saranno altre le consulenze tecniche destinate a finire nel fascicolo dell’indagine. Una cinematica in grado di stabilire la dinamica dell’incidente e sgombrare il campo da dubbi (ammesso ve ne siano) circa la posizione dei natanti, la loro velocità e l’utilizzo delle luci di via. Per farlo, oltre alla barca sventrata, gli inquirenti hanno a disposizione testimonianze, strumenti di bordo del Riva sequestrato, frammenti del gozzo sul quale si trovavano Umberto e Greta finiti nella chiglia dell’Aquarama, ma anche gli iPhone dei due turisti tedeschi sequestrati insieme ad alcuni dei loro effetti prima del loro ritorno in Germania. La loro lettera di scuse, annunciata nelle ore scorse, sembra destinata a non lasciare Monaco di Baviera. Il «no grazie» dei destinatari non pare ammettere repliche.




