Garda

Umberto è morto sul colpo, Greta forse poteva essere salvata

Eseguita l’autopsia sul corpo del 37enne: decisivo l’impatto contro le eliche del motoscafo dei due turisti tedeschi
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

Lo squarcio aperto nella barca di Umberto e Greta - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it
Lo squarcio aperto nella barca di Umberto e Greta - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it

Lui è morto sul colpo, dilaniato dall’impatto con le eliche e il timone del motoscafo che gli è letteralmente passato sopra. Lei, centrata, ferita profondamente agli arti inferiori e sbalzata in acqua potrebbe essere morta dopo qualche minuto di agonia, annegata.

A dirlo sono l’autopsia eseguita nel pomeriggio di ieri sul corpo di Umberto Garzarella e la prima sommaria ispezione di quello di Greta Nedrotti. L’esame della salma del 37enne caldaista di Salò è stato eseguito dalla dottoressa Maria Cristina Russo, consulente tecnico del pm Maria Cristina Bonomo, alla presenza dei consulenti nominati dal difensore degli indagati, l’avvocato Guido Sola di Modena, e dagli avvocati Raimondo Del Dosso, Patrizia Scalvi e Caterina Braga che assistono le famiglie delle due vittime.

L’autopsia sul corpo della 25enne studentessa di Economia di Toscolano Maderno sarà invece effettuata nella mattinata di oggi. Nelle prossime ore gli esperti potranno capire se la ragazza sia morta nel volgere di pochi secondi o se poteva essere salvata da un allarme e da soccorsi tempestivi. La presenza di schiuma alla bocca di Greta - che sarebbe stata apprezzata dai medici legali anche senza dover ricorrere all’esame autoptico - portebbe ad escludere la prima ipotesi.

Ultimate le autopsie, oggi il pubblico ministero titolare del fascicolo aperto a carico di P. K. e C. T. per duplice omicidio colposo e omissione di soccorso dovrebbe restituire le due povere salme alle famiglie per la celebrazione dei funerali. Con tutta probabilità saranno altre le consulenze tecniche destinate a finire nel fascicolo dell’indagine. Una cinematica in grado di stabilire la dinamica dell’incidente e sgombrare il campo da dubbi (ammesso ve ne siano) circa la posizione dei natanti, la loro velocità e l’utilizzo delle luci di via. Per farlo, oltre alla barca sventrata, gli inquirenti hanno a disposizione testimonianze, strumenti di bordo del Riva sequestrato, frammenti del gozzo sul quale si trovavano Umberto e Greta finiti nella chiglia dell’Aquarama, ma anche gli iPhone dei due turisti tedeschi sequestrati insieme ad alcuni dei loro effetti prima del loro ritorno in Germania. La loro lettera di scuse, annunciata nelle ore scorse, sembra destinata a non lasciare Monaco di Baviera. Il «no grazie» dei destinatari non pare ammettere repliche.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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