«Abbiamo centrato uno scoglio, la barca si è riempita d’acqua, ma siamo comunque riusciti a portarla in salvo». È domenica da una manciata di minuti. Uno dei due turisti tedeschi indagati in stato di libertà per l’omicidio colposo di Umberto Garzarella e Greta Nedrotti si presenta in compagnia di alcuni connazionali, che lo hanno intercettato poco distante e conosciuto da pochi minuti, in un locale della Fossa.
È bagnato, sporco di sangue, in condizioni precarie. Viene invitato dalla compagnia di amici arrivati a Salò per seguire la Mille Miglia a sedersi con loro. Si accomoda, e con quelle parola spiega perché è in quello stato: racconta dell’impatto, dello scoglio, della disavventura in barca, del salvataggio riuscito. Gli offrono una birra, lui non ha nemmeno il tempo di berne un sorso. Si accascia sul tavolino, bianco come un foglio A4. D’un tratto copiosi rivoli di sangue gli tracciano il volto. Parte una chiamata, in Fossa attorno all’1 e 30 arriva anche un’ambulanza, ma lui (barba lunga, t-shirt grigia e bermuda) rifiuta l’assistenza. Attorno alle 2 e 30, circa tre ore dopo l’incidente che ha sgretolato l’orizzonte del 37enne caldaista di Salò e della 25enne studentessa di Toscolano Maderno, l’uomo (cinquant’anni scarsi) si alza e se ne va.




