Coordinarsi per tempo sperando che non serva, ma per essere pronti qualora dovesse servire: era questa la finalità dell’incontro voluto martedì dalla Comunità del Garda a Peschiera per fare il punto sulla crisi idrica del lago di Garda.
Un momento di «concertazione tra tutti i soggetti interessati», spiega il direttore generale della Comunità, Pierlucio Ceresa. Aipo e i suoi massimi vertici, ma anche i consorzi mantovani. «Insieme, abbiamo preso atto della situazione critica che stiamo vivendo e concordato che ciascuno farà la propria parte di sacrificio per risparmiare risorsa idrica. Abbiamo poi appreso con soddisfazione - continua Ceresa - degli sforzi già profusi dai consorzi degli utilizzatori di valle: sperimentazioni volte ad utilizzare l’acqua con maggior parsimonia e minor dispendio».
Il 2023 si preannuncia difficile: «Deve piovere e nevicare. Sin qui abbiamo portato la derivazione della diga da 14 a 9 mc (la riduzione del deflusso è proprio di martedì mattina, ndr): il rubinetto ora gocciola - continua Gavazzoni -. Ma abbiamo davanti ancora qualche mese. Sperare è poco scientifico, ma bisogna farlo: speriamo che, come l’anno scorso ad agosto, il deficit idrico vada in pari». C’è una certezza: «Siamo pronti al peggio: non ci saranno litigi tra monte e valle, ci saranno anzi coordinamento e dialogo».
All’appuntamento di ieri hanno partecipato amministratori locali delle tre sponde, rappresentati dei consorzi del Mincio, dei Territori del Mincio e Garda-Chiese, il direttore di Aipo Gianluca Zanichelli e Gaetano La Montagna, dirigente dell’ente regolatore per la Lombardia. «L’aspetto positivo - sottolinea quest’ultimo - è che l’incontro ha sancito l’appoggio di tutti i partecipanti al condividere le scelte nella gestione del lago da qui in avanti. Ridurre il deflusso a 9 mc è stata una scelta non facile, ma se le condizioni resteranno queste, ci consentirà di risparmiare poco meno di 10 milioni di mc. Che per il Garda non sono gran cosa, ma consentono quantomeno di fermare il depauperamento della risorsa». La situazione cui ci si deve preparare, secondo La Montagna, è «simile a quella dell’anno scorso. Nonostante il 2022 sia stato l’anno più caldo mai registrato dagli strumenti, siamo riusciti a gestire la situazione, limitando scenari che avrebbero potuto essere disastrosi anche per la qualità stessa dell’ecosistema Garda».



