Prima o poi doveva accadere. Ed è successo all’antivigilia dell’estate, col vento del turismo in poppa e nel pieno dell’entusiasmo dell’anno di Capitale italiana della Cultura 2023. E lo scontro tra ambientalismo e comparto turistico si consuma nelle acque del lago di Garda. A lanciare il sasso nello stagno della polemica è Federalberghi, che in un comunicato congiunto firmato dalla delegazione bresciana e veneta e dall’Associazione Albergatori ed Imprese Turistiche della Provincia di Trento, dice «basta all’autoterrorismo sulla siccità».
«Siamo ben consapevoli che il problema esista e ne sono informati anche la politica e gli organi preposti, ma la sua narrazione va certamente cambiata e ridimensionata - si legge nel documento -. In alternativa a una narrazione allarmistica che fa degli stati emergenziali il suo leitmotiv, pensiamo siano invece maggiormente efficaci azioni di tutela del territorio basate su un cambio culturale delle persone».
A difendere la linea degli albergatori è l'assessore regionale al Turismo Barbara Mazzali, che auspica che «l’approccio alla "questione siccità" non sia emotivo ma razionale: gli utilizzi delle acque sono costantemente monitorati, grazie a una rigorosa programmazione delle derivazioni. A questo scopo, Regione Lombardia ha istituito uno specifico tavolo dedicato esclusivamente al Garda».
Ma sulle parole di Federalberghi non si è fatta attendere la replica di Fridays for Future Brescia. «La siccità è un problema serio - riferiscono gli attivisti -. I più importanti enti scientifici al mondo hanno ribadito che nel 2022 è stata l’estate più secca. Mettere la testa sotto la sabbia non serve a niente, anche e soprattutto per il settore turistico. Siamo in grado di evitare le peggiori conseguenze della crisi climatica e dobbiamo affrontarla come tale. Altrimenti nei prossimi anni il turismo sarà pochissimo».
Buongiorno Brescia
La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.




