Una ragazza scrive in stampatello che vorrebbe «trovare l’equilibrio mentale» e smetterla di sentirsi «intrappolata nei pensieri che mi fanno essere prigioniera di me stessa». Un coetaneo mette nero su bianco che il suo sogno «più grande (irrealizzabile) è riabbracciare mio nonno e parlare dei miei problemi e delle mie idee con lui». Un altro ancora spera che «le persone che hanno sofferto e stanno soffrendo per colpa mia possano tornare alla solita felicità di sempre. Vorrei che il loro dolore svanisca velocemente».
Sono desideri di liceali o di ragazzi dietro le sbarre? È l’invito alla riflessione lanciato da Alice Vescovi, 19enne di Desenzano al primo anno del corso universitario in Arti multimediali alla Iuav di Venezia.




