Come in una qualsiasi storia d’amore che si rispetti, perché scocchi la scintilla ci vuole l’incontro. E, poi, la comprensione, l’ascolto, la cura e la capacità di far crescere un futuro insieme. Esattamente quello su cui investe Nexttech-Bs, il progetto dell’Università degli Studi di Brescia (la referente è la professoressa Laura Eleonora Depero) nato con l’obiettivo di trasformare i risultati della ricerca universitaria in opportunità concrete di innovazione per le imprese e il territorio.
«L’iniziativa – spiega Elisa Poletti, membro dell’Unità operativa complessa Innovation and Crowdfunding, guidata da Daniela Valcamonico – prende le mosse dalla consapevolezza che numerosi risultati della ricerca possiedono un elevato potenziale di impatto economico e sociale, ma spesso rimangono poco visibili alle aziende e al territorio. Da qui la necessità di costruire un collegamento strutturato tra atenei, imprese, enti e organizzazioni così da trasformare conoscenze e competenze scientifiche in occasioni di sviluppo e innovazione vere e concrete».
Gli obiettivi
Un percorso non da poco, dunque, che se da un lato chiama in causa il buon vecchio tema del trasferimento tecnologico, dall’altro strizza l’occhio al non meno conosciuto modello collaborativo, che in questo caso ha visto tutti i dipartimenti universitari, ed in particolare quelli di economia, ingegneria e medicina, lavorare insieme per mappare e raccogliere un patrimonio di conoscenze e tecnologie potenzialmente utilizzabile dalle aziende.
Inutile dire che i numeri restituiscono la dimensione del lavoro svolto: sono infatti una cinquantina le opportunità di trasferimento tecnologico oggi mappate, articolate in 19 competenze e tecnologie, 17 brevetti e 12 spin-off. Una base concreta, dunque, per mettere in relazione i bisogni delle imprese con i risultati della ricerca accademica ed individuare possibili ambiti di collaborazione e contaminazione. Ma non è tutto.
Accanto alla ricognizione delle risorse scientifiche, Nexttech-Bs ha avviato contatti anche con aziende ed enti, coinvolgendo le associazioni di categoria nella costruzione di una rete territoriale ed invitandole a fare la loro parte, segnalando a loro volta bisogni o ambiti di interesse. «La prospettiva è quella di superare una concezione della ricerca come patrimonio circoscritto all’ambito accademico, favorendone l’applicazione nei processi produttivi e nei servizi», dettaglia Elisa Poletti per la quale il trasferimento tecnologico diventa così «uno strumento per rispondere alle sfide delle imprese, sviluppare nuove soluzioni e generare ricadute economiche e sociali».
L’opportunità
Del resto, a ben pensarci le modalità di interazione sono molteplici. Prospetto alla mano, le imprese possono avviare attività di ricerca commissionata o progetti congiunti con i gruppi universitari, ma anche accedere a tecnologie, brevetti e know-how dell’ateneo, sviluppare collaborazioni con gli spin-off e promuovere progetti pilota, test e attività di validazione in contesti reali.
Tra le opportunità messe a disposizione, rientrano peraltro anche i dottorati di ricerca, i tirocini e l’inserimento di giovani talenti nelle aziende. E se l’idea è quella di una sorta di dialogo continuo tra la ricerca e la società, non stupisce che in seno a Nexttech-Bs sia nato anche un algoritmo teso a far matchare imprese e progetti, in un inedito «accoppiamento» basato su ambiti di sviluppo, affinità e potenzialità di crescita. Chi fosse dunque interessato ad approfondire il progetto può consultare la pagina dedicata al trasferimento tecnologico dell’Università o scrivere direttamente a innovazione@unibs.it. Le porte del futuro, oggi più che mai, sono aperte.



