Un clic e 48 ore per creare un’impresa: Eu Inc. e la sfida a Usa e Cina

Nel micro così come nel macro, si guarda all’Europa e si vede un insieme di Stati che fatica enormemente ad essere un’unione. A conferma di ciò si potrebbero scomodare le varie posture prese nei confronti delle politiche arroganti di Donald Trump, gli atteggiamenti più o meno freddi con l’Ucraina in guerra - e con essi quelli su una difesa comune - oppure l’ormai storica divisione tra falchi e colombe in merito ai finanziamenti comunitari.
Eppure sul piano economico è innegabile come un’armonizzazione delle regole e l’abbattimento di varie barriere, non solo doganali, abbia portato prosperità e vantaggi agli operatori che in Europa si muovono. Ed è ancora qui che la Commissione vuole colmare il gap tra gli Stati membri, andando a creare regole comuni, legali e fiscali, per imprese che davvero siano parte di un mercato comune.
L’annuncio
La svolta è arrivata dal World economic forum di Davos direttamente dalla presidente dell’esecutivo Ue Ursula von der Leyen. Qui la politica tedesca ha annunciato quello che fin dal nome si annuncia essere un’assoluta novità per l’Europa. Nelle Alpi svizzere è nata la dicitura Eu Inc., un marchio pensato per offrire alle aziende europee una forma giuridica riconoscibile e semplice per fare affari alla pari con le concorrenti globali.
Il 28esimo regime, che indica una normativa parallela e facoltativa ma che non va a sostituire le singole norme nazionali, introduce un quadro societario europeo unico per chi vuole crescere senza perdersi nella giungla legislativa.
Come funziona
Con la Eu Inc. basteranno infatti 48 ore e un clic: un imprenditore potrà registrare la propria impresa in qualsiasi Paese membro, interamente online, e operare poi in tutti i Ventisette con un solo set di regole e lo stesso regime dei capitali. Addio quindi alle traduzioni legali Paese per Paese e agli ostacoli che rallentano la crescita di Pmi e scaleup, grazie a semplificazioni che toccano fallimenti, diritto del lavoro e fisco. Oggi «capitali e dati possono attraversare l’Europa in un secondo» ma, ha ricordato von der Leyen, «per le imprese non è affatto così».
Ogni espansione oltreconfine si traduce infatti in nuove regole, ulteriori costi e altra burocrazia: un freno che spinge «troppe aziende a guardare all’estero per crescere».
Il tempo
Cruciale per l’effettiva messa a terra del 28esimo regime è, manco a dirlo, il tempo. La riforma, messa nero su bianco nel rapporto «Much more than a market» firmato nell’aprile 2024 dall’ex premier italiano Enrico Letta e affiancata dall’opera di sburocratizzazione avviata con la sequenza di pacchetti omnibus, non ha infatti ancora un data effettiva di lancio.
Se però l’Europa saprà muoversi «nel modo giusto e abbastanza in fretta – le parole della presidente della Commissione – , attrarrà investimenti da tutto il mondo». Come a dire che nel panorama competitivo globale l’Ue vuole tornare ad essere davvero attrattiva, andando a sfidare l’egemonia statunitense e cinese anche in quei settori ad alto contenuto tecnologico sempre più centrali nel mondo contemporaneo. Perché tra gli obiettivi dichiarati c’è proprio quello di trattenere le startup che altrove cercano fortune, dotando il continente di un sistema snello ed efficace capace di valorizzare appieno un mercato unico formato da 450 milioni di cittadini.
This moment of global change is fraught with dangers.
— Ursula von der Leyen (@vonderleyen) January 21, 2026
And Europe must be ready to change even faster.
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«Abbiamo bisogno di campioni europei per un mercato globale e stiamo anche lavorando a un sistema dei capitali su larga scala, profondo e liquido, in grado di attrarre una vasta gamma di investitori – ha specificato von der Leyen su X –. Oltre a ciò stiamo spostando la nostra attenzione sui settori ad alto valore aggiunto, dall'intelligenza artificiale alla difesa. Il mio messaggio è: l’Europa è il posto giusto per investire».
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