Capitale umano non formato e AI: i ceo italiani e la sfida digitale

La trasformazione digitale avanza, ma per molte imprese italiane il vero freno allo sviluppo resta la difficoltà nel reperire capitale umano. È infatti la carenza di competenze nella forza lavoro il principale ostacolo che i ceo si trovano oggi ad affrontare, in un contesto economico e tecnologico in rapido mutamento, segnato dall’ascesa dell’intelligenza artificiale e da aspettative di crescita ancora in parte disattese. È quanto emerge dalla 29esima Annual global & italian ceo survey di PwC, presentata al World Economic Forum di Davos.
Percentuali
Secondo il report il 46% dei ceo italiani individua nella mancanza di skill uno dei problemi più rilevanti, seguito dalle difficoltà nel trasferimento delle conoscenze all’interno delle organizzazioni (37%), dai dubbi sui ritorni economici degli investimenti (31%) e dalle preoccupazioni legate a cybersecurity e resistenza al cambiamento, entrambe al 27%.
In generale cresce il ricorso all’intelligenza artificiale, ma i benefici faticano a tradursi in risultati concreti: solo il 12% dei ceo a livello globale dichiara infatti di aver ottenuto vantaggi sia in termini di riduzione dei costi sia di aumento dei ricavi. Quasi il 30% registra benefici su un solo fronte, mentre il 56% non osserva ancora impatti significativi sulle performance aziendali.
Divario
La ricerca evidenzia inoltre un netto divario tra le imprese che si limitano a sperimentare l’AI e quelle che la integrano in modo strategico. Queste ultime riescono a ottenere risultati tangibili, come tagli ai costi e crescita dei ricavi, applicando l’intelligenza artificiale non solo ai prodotti e ai servizi ma anche alle attività di marketing e ai processi decisionali.
«Questo risultato è legato alla capacità di costruire solide fondamenta: governance chiara, infrastrutture tecnologiche adeguate e una cultura aziendale orientata all’adozione», sottolinea PwC. A confermarlo è anche un’altra analisi del network, Global workforce hopes and fears 2025, secondo cui le aziende che applicano l’AI su larga scala registrano margini superiori di quasi quattro punti percentuali rispetto a quelle che non lo fanno.
«Il 2026 rappresenta un momento cruciale per l’AI – spiega Andrea Toselli, presidente e amministratore delegato di PwC Italia –. I risultati della Ceo Survey mostrano che, mentre alcune imprese sono già riuscite a tradurne l’utilizzo in risultati misurabili, altre restano in una fase di studio. E questo ritardo può incidere in modo significativo sulla competitività».
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