Economia

Ucraina, dopo la pandemia un altro cigno nero infiamma i mercati

Le incognite sulla durata del conflitto invitano alla prudenza e sollecitano le speculazioni finanziarie
La Borsa è votata alla prudenza - © www.giornaledibrescia.it
La Borsa è votata alla prudenza - © www.giornaledibrescia.it

In ambito economico-finanziario l’allegoria del «cigno nero» si accosta a eventi imprevedibili o altamente improbabili, ma comunque spiazzanti, destinati a produrre contraccolpi severi e duraturi sui mercati.

Nel recente passato la metafora del «cigno nero» è stata associata, per esempio, all’attentato alle Torri Gemelle del 2001 e alla crisi globale del 2008. Ebbene, gli ultimi due anni hanno visto la cova di ben due «cigni neri»: nel 2020 la pandemia, con le sue rovinose ricadute sanitarie ed economiche tuttora persistenti, e dal 24 febbraio il conflitto russo-ucraino con le sue drammatiche implicazioni.

Borse

Dopo lo shock e i crolli iniziali, i listini dapprima recuperano nella convinzione che l’invasione dell’Ucraina fosse da considerarsi un evento circoscritto, per poi riprendere a franare in apertura di settimana nel clima di forte tensione innescato dalle sanzioni intraprese nei riguardi della Russia. Wall Street archivia il primo bimestre in flessione (-6,3%) zavorrata dai titoli tecnologici (-13%), mentre le borse europee accelerano i ribassi (-7,8%) con Piazza Affari che per il momento limita i danni (-5,7%).

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Le incognite sulla durata del conflitto e i suoi strascichi orientano gli operatori borsistici alla prudenza giustificata anche dai timori che l’esplosione dei costi energetici e l’ulteriore sfilacciamento delle catene di fornitura possano arrestare la ripresa: uno scenario che lascia peraltro presagire azioni antinflattive meno tambureggianti delle banche centrali.

Valute

Gli eventi bellici interrompono anche il graduale recupero della moneta unica. Privilegiando i beni rifugio, gli investitori puntano sul dollaro, che accelera il suo rafforzamento (+1,3%) rispetto al precedente stallo contro euro.

Materie prime

Se dopo i fatti est-europei i metalli non ferrosi (vedi grafico a fianco) vedono aggravarsi il deficit sul fronte dell’offerta e l’oro apprezzarsi a causa dell’incertezza, l’impennata del petrolio dipende da entrambi i fattori. Forti rialzi anche per tutte le materie prime per le quali si temono blocchi delle forniture dalla Russia e dall’Ucraina: oltre alle fonti energetiche, l’acciaio e la ghisa, l’alluminio, il rame, il nickel, il palladio, i fertilizzanti, il grano.

Di tale insicurezza si giovano le strategie speculative volte a valorizzare quelle stesse commodity ormai trattate come veri e propri asset finanziari. Inoltre, qualora il conflitto proseguisse, nel medio termine si dovranno affrontare anche le conseguenze dei nuovi equilibri geopolitici delineati dai monopoli vantati da alcuni Paesi su materie prime chiave e su semilavorati decisivi. Ci attende insomma una fase storica complessa, connotata dall’elevata volatilità dei mercati, dei quali sarà assai problematico intuire le prospettive.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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