Economia

Trattori a Parigi: «No al Mercosur» ma l’Italia va verso il sì

Voto favorevole italiano a fronte di garanzie di reciprocità. Coldiretti: «No all’ingresso di alimenti ottenuti con sostanze bandite nei nostri campi e stalle»
Una protesta contro il Mercosur - © www.giornaledibrescia.it
Una protesta contro il Mercosur - © www.giornaledibrescia.it
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«Avevamo detto che saremmo venuti a Parigi ed eccoci qui». Il Mercosur entra nella sua ora più politica: alla vigilia del voto che potrebbe suggellare l’accordo commerciale tra l’Ue e i Paesi sudamericani, la Confédération rurale ha fatto irruzione nella Ville Lumière, spingendosi con un drappello di trattori sotto la Tour Eiffel e all’Arco di Trionfo per contestare un testo che a Bruxelles appare ormai a un passo dalla firma. Una pressione che in serata ha incassato l’annuncio di Emmanuel Macron: la Francia voterà contro l’intesa, posizione che l’inquilino dell’Eliseo ha ribadito al telefono a Ursula von der Leyen.

Il possibile viaggio nel fine settimana in Paraguay della presidente Ue, chiamata a mettere il sigillo su un partenariato inseguito da oltre un quarto di secolo, resta affidato al riserbo. Ma la pronuncia degli ambasciatori dei Ventisette - attesa al Coreper - potrebbe spianarne la strada. Ago della bilancia sarà l’Italia, più incline a sciogliere le ultime riserve dopo aver accolto le nuove concessioni dell’esecutivo comunitario: dalla riduzione dei dazi sui fertilizzanti importati all’esenzione degli stessi dal meccanismo di tassazione sul carbonio.

Misure coerenti con la linea indicata dalla premier Giorgia Meloni, che aveva subordinato il placet a garanzie solide per gli agricoltori. Per il via libera manca ancora «l’ultimo miglio», ha osservato il ministro Francesco Lollobrigida, riferendo che i diplomatici sono al lavoro per verificare che le garanzie «siano supportate da elementi tecnici e politici».

Agli occhi degli agricoltori francesi, mobilitati anche a Bordeaux, l’intesa rappresenta una minaccia diretta: senza clausole di salvaguardia, meccanismi «specchio» e controlli rafforzati, il timore - espresso anche in Italia da Coldiretti che ha ribadito la propria opposizione se non ci sarà «reciprocità» - è di essere travolti dalla concorrenza sleale.

Il «no» di Coldiretti

In una nota Coldiretti ha ribadito con Filiera Italia la loro opposizione alla firma senza reciprocità e quindi che «valgano per i produttori che esportano in Europa le stesse regole imposte agli agricoltori europei». Un principio che «deve valere in ogni accordo e su ogni prodotto agricolo e agroalimentare importato, con il divieto di ingresso nell’Unione europea di alimenti ottenuti con sostanze e tecniche bandite da anni nei nostri campi e nelle nostre stalle».

Per Coldiretti l’accordo Mercosur è un favore di von der Leyen e dei suoi tecnocrati di Bruxelles ai grandi gruppi industriali multinazionali stranieri, a partire dalle aziende tedesche del settore chimico come Bayer e Basf, consentendo di esportare con maggiore facilità fitofarmaci vietati da tempo nell’Unione europea, i quali finirebbero per rientrare nei piatti dei consumatori proprio attraverso le importazioni agevolate dall’accordo».

I settori sotto pressione

Può essere una minaccia e al contempo una grande opportunità per l'agroalimentare italiano ed europeo l'intesa di libero scambio tra l'Unione Europea e i Paesi del Mercosur, finora in stallo con diverse filiere produttive del vecchio continente che chiedono reciprocità e più controlli doganali. I prodotti italiani ed europei che potrebbero ottenere benefici dall'accordo sono vini e liquori, in virtù dell'abbattimento dei dazi fino al 35%, e l'olio di oliva con l'eliminazione graduale del 10% di dazio, mentre puntano sulla riduzione progressiva delle barriere tariffarie i formaggi, cioccolato, pasta, salumi, frutta e ortaggi. Anche se l'accordo lascia formalmente fuori categorie strategiche per il made in Italy come pasta e biscotti.

«Confindustria e anche l'industria alimentare sono a favore di un rapido avvio del trattato Mercosur, che può valere fino a 400 milioni di export aggiuntivo per la nostra industria alimentare». Il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi considera «strategica la chiusura positiva dell'accordo». Secondo Uiv, l'area sudamericana da oltre 250 milioni di consumatori è potenzialmente ricettiva per i vini europei e italiani. Ma oggi i vini europei destinati al Brasile subiscono rincari fino al 27% per i vini fermi e al 35% per gli spumanti per effetto dei dazi all'importazione: una loro riduzione o eliminazione potrebbe migliorare la competitività in un mercato che importa vino per quasi 500 milioni l'anno.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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