Tagli a Transizione 5.0, anche Brescia fa sentire la sua voce

Non si placano le polemiche sul taglio del 65% del credito d’imposta agli incentivi di Transizione 5.0.
I cosiddetti «esodati» del piano «5.0» del 2025, cioè le aziende che avevano regolarmente presentato 7.417 progetti ed erano in lista d’attesa a causa dell’esaurimento delle risorse, riceveranno solo il 35% del credito d’imposta richiesto.
Un tavolo con il Governo per discutere sulla questione di terrà al ministero delle Imprese mercoledì primo aprile. La convocazione è arrivata dallo stesso Mimit, d'intesa con il ministero dell'Economia e con il ministero per gli Affari europei e del Pnrr, ovvero dai tre rappresentanti dell'esecutivo, Adolfo Urso, Giancarlo Giorgetti e Tommaso Foti, finora più impegnati nel dialogo con il mondo imprenditoriale.
Il confronto, invocato a gran voce dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini, verterà su quella che le imprese hanno definito una misura «molto penalizzante» e tale da «minare la fiducia verso le istituzioni».
Gli interventi dei bresciani
Sul tema molte le prese di posizione degli esponenti bresciani.

Per Giuseppe Pasini, presidente di Confindustria Lombardia «il taglio del credito d'imposta previsto dal decreto fiscale per gli investimenti in energia rinnovabile è inaccettabile e tradisce gli impegni presi con il mondo produttivo e contenuti proprio nel recente decreto Transizione 5.0 che aveva il merito di semplificare e incentivare le Fer – afferma Pasini -. Un cortocircuito che compromette quel rapporto di fiducia con il mondo produttivo necessario al fine di sostenere gli investimenti e la crescita, in particolare in una fase dove la compattezza è l'unica via per navigare nella complessità globale. Penalizzare le imprese che hanno già effettuato investimenti, oltretutto in maniera retroattiva, e in una fase di grave instabilità energetica, commerciale e tecnologica, è senza dubbio la scelta meno lungimirante».

Anche il presidente di Confindustria Brescia, Paolo Streparava interviene duramente sul tema: «Esprimo profonda indignazione, a nome mio e di tutti gli industriali bresciani, per quanto previsto dal decreto fiscale pubblicato in Gazzetta Ufficiale - spiega Streparava -. Si tratta di una decisione grave e inaccettabile, che colpisce direttamente imprese che hanno investito rispettando le regole e confidando nel quadro normativo vigente». «Non siamo di fronte a una semplice rimodulazione tecnica – prosegue Streparava – ma a una scelta che introduce effetti retroattivi e che viola il principio fondamentale del legittimo affidamento. Le imprese hanno programmato e realizzato investimenti rilevanti nel corso del 2025 sulla base di norme e indicazioni chiare. Cambiare le condizioni a posteriori significa minare la fiducia nei confronti delle istituzioni».
Confindustria Brescia chiede quindi un intervento immediato: «È indispensabile ripristinare con urgenza gli impegni assunti nei confronti delle imprese, garantendo almeno una clausola di salvaguardia per gli investimenti già effettuati».
Minata la fiducia delle imprese

Anche Confapi Lombardia è intervenuta sul tema: per il presidente Pierluigi Cordua «le modifiche introdotte su Transizione 5.0 configurano una penalizzazione grave e difficilmente sostenibile per il sistema delle imprese. Si interviene, infatti, su uno strumento che molte aziende avevano già assunto come riferimento certo per programmare investimenti, innovazione e crescita. Per il tessuto produttivo lombardo, e in particolare per la piccola e media industria, il tema non è soltanto economico - afferma Cordua -, ma anche di affidabilità del quadro complessivo». «Le imprese – continua Cordua - hanno bisogno di misure stabili, coerenti e credibili. Ogni intervento che modifica in corsa condizioni attese e programmate produce un impatto pesante sulla fiducia e rischia di compromettere la capacità di investimento del sistema produttivo».
Transizione 5.0, pur con le criticità iniziali legate alla complessità burocratica, ha dimostrato di rispondere a un’esigenza concreta delle imprese. «Indebolirne oggi l’efficacia significa colpire direttamente processi di innovazione indispensabili per la competitività industriale dei territori». «È quindi necessario ripristinare con urgenza un quadro normativo chiaro, stabile e pienamente affidabile – ha dichiarato Cordua -, capace di restituire certezza alle imprese e di salvaguardare investimenti già programmati, percorsi di innovazione e capacità competitiva».
Penalizzato il settore della meccanica

Colpito dai tagli all’incentivo è in particolar modo il settore della meccanica. Anche il presidente di Anima Confindustria, il bresciano Pietro Almici è sceso in campo. «Chiediamo al Governo di ripristinare gli impegni assunti entro il passaggio parlamentare. Oggi quelle stesse imprese, molte delle quali appartengono all’industria meccanica, settore strategico sia come fornitore di tecnologie per la transizione sia come protagonista diretto degli investimenti - si trovano in una situazione di grave incertezza finanziaria». «Quando le regole cambiano a giochi fatti - dichiara Almici - non è solo un problema economico. È una questione di fiducia. E la fiducia, una volta incrinata, mette a rischio la capacità delle imprese di programmare, innovare e contribuire alla crescita del Paese. Anima Confindustria è, e resta, pienamente disponibile al confronto. L’industria meccanica italiana ha sempre creduto nel dialogo con le istituzioni e nel valore della collaborazione pubblico privato. Ma il punto di partenza deve essere chiaro: gli impegni presi con chi ha investito in buona fede vanno rispettati».
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