«Le aziende hanno ricevuto aiuti durante il Covid, giustamente, ed hanno funzionato. Ora è necessario che le risorse siano date direttamente a lavoratori e pensionati». Rocco Palombella non vede alternative: «Fino a qualche mese fa - spiega il segretario generale della Uilm -, si diceva che, grazie a politiche economiche espansive, un’inflazione al 2% poteva generare occupazione. Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, però, l’inflazione è stata alimentata dall’indiscriminato aumento dei costi delle materie prime e dell’energia: è dunque sorto il problema dei salari, che si sono deprezzati del 30%. A questo punto è facile immaginare che se le persone non avranno a disposizione un terzo del loro reddito, consumeranno meno e contestualmente in Italia avremo un’inflazione vicina al 7%. La situazione diventerà molto critica».
Chi e come deve intervenire?
«Se il Governo non interviene subito, gli importanti risultati ottenuti dai rinnovi contrattuali, a partire dagli aumenti salariali, saranno vanificati dall’aumento dei prezzi. Adesso sono fondamentali interventi strutturali a favore delle famiglie per far ripartire l’economia. Si devono ridurre le tasse, il cuneo fiscale, ma non con il criterio indicato dal presidente di Confindustria, Carlo Bonomi: in primis vanno aiutati lavoratori e pensionati, lo ribadisco. Stiamo vivendo un’emergenza più difficile rispetto a quella scatenata dal Covid, bisogna fare in modo che la Ue stanzi fondi a sostegno di queste fasce più deboli della popolazione».




