Sulla base dei dati preliminari e delle analisi di Assofond, l’associazione di Confindustria che rappresenta le fonderie italiane, relativi all’inizio del 2026, il comparto della pressofusione e delle fonderie in generale vive una fase di «due velocità», con persistenti incertezze strutturali. Il settore delle fonderie ha chiuso il 2025 con un trimestre di parziale recupero, sebbene la ripresa appaia disomogenea tra i diversi comparti e ancora condizionata dalle perdite registrate nella prima parte dell’anno.
L'analisi congiunturale
L’ultima indagine congiunturale del Centro Studi di Assofond sul periodo ottobre-dicembre 2025 evidenzia una produzione in crescita congiunturale del +5,8% rispetto al trimestre precedente e in aumento tendenziale del +5,7% rispetto allo stesso periodo del 2024. Nonostante questo piccolo rimbalzo, i volumi complessivi difficilmente arriveranno a pareggiare quelli del 2024.
Alla crescita della produzione (+5,8% rispetto al trimestre precedente e +5,7% rispetto allo stesso periodo del 2024) si accompagna una dinamica positiva anche per il fatturato, seppur con valori più attenuati: +4,1% su base congiunturale e +4,7% su base tendenziale. Tuttavia, questi segnali vanno letti con estrema cautela: la parziale ripresa, iniziata timidamente nel terzo trimestre, non è sufficientemente robusta se osservata nel quadro complessivo annuale. Disaggregando il campione nei due raggruppamenti principali (fonderie di metalli ferrosi e non ferrosi), si notano tendenze completamente opposte, che confermano la precarietà della situazione.
Il divario
Le fonderie ferrose sono l’unico motore del rimbalzo: la produzione segna un +8,9% rispetto al trimestre precedente e un +8,6% a livello tendenziale rispetto al quarto trimestre 2024. Le fonderie non ferrose, al contrario, rimangono in sofferenza, e chiudono il 2025 senza aver mai registrato un trend positivo durante l'anno.
Quanto al sentiment delle imprese, analizzando le cause delle variazioni produttive, il 56,7% del campione interpellato ha indicato un aumento congiunturale della produzione nel Q4 2025: un dato, tuttavia, che la maggioranza assoluta dei rispondenti (60,9%) imputa semplicemente a un maggior numero di giorni lavorati rispetto al trimestre precedente. Il 30,4% delle imprese segnala invece un effettivo aumento della domanda e il 4,3% l'accesso a nuovi mercati o clienti. Al contrario, tra le aziende che hanno registrato una diminuzione della produzione (26,7% del campione), le cause predominanti rimangono le difficoltà di mercato, citate dall'87,5% degli intervistati.



