Economia

Palombella: «Ridurre l’orario di lavoro chiave per rilanciale l’industria»

Il segretario nazionale della Uilm ospite al Congresso provinciale del sindacato a Provaglio
Rocco Palombella, segretario nazionale della Uilm
Rocco Palombella, segretario nazionale della Uilm
AA

«La contrattazione nel cambiamento» è questo il tema di stretta attualità del Congresso provinciale Uilm Brescia in programma domani mattina a Provaglio d’Iseo. All’ordine del giorno la convocazione del nuovo consiglio territoriale e l’elezione del segretario generale. In programma, alle 15 è previsto l’intervento del segretario nazionale Rocco Palombella.

L’appuntamento congressuale arriva a pochi giorni di distanza dal referendum dei lavoratori metalmeccanici sull’ipotesi di accordo del rinnovo del contratto nazionale Federmeccanica-Assistal: a Brescia il sì ha superato il 95%.

Segretario, perché questa forte risposta e quali sono i temi del rinnovo?

«Dai lavoratori è arrivato un segnale forte. L’importante risultato riflette gli obiettivi raggiunti sugli aumenti salariali che superano l’inflazione prevista, con una clausola che difenderà i salari in caso di carovita oltre le attese, il miglioramento e rafforzamento dei diritti, delle tutele, della formazione, della sicurezza, del welfare e i forti limiti alla precarietà».

È stata una trattativa lunga, con 40 ore di sciopero come non accadeva dal 1997.

«Fin dall’inizio i lavoratori ci hanno detto che era giusto e doveroso andare avanti fino al traguardo della firma. È una vittoria della coesione, della compattezza e tenacia di tutti, lavoratori e delle organizzazioni sindacali di Uilm Fim e Fiom».

Cosa prevede il contratto rispetto all’orario di lavoro?

«C’è una riduzione per i lavoratori con i turni più disagiati. Abbiamo piantato un seme, con la creazione di una commissione che avrà il compito di raccogliere le buone pratiche, gli accordi in materia, elaborare schemi per la sperimentazione della riduzione dell’orario di lavoro. Questa sarà la chiave per rilanciare l’industria in Italia, una strada da percorrere con coraggio, determinazione e responsabilità».

Merz ha dichiarato che in Germania si lavora poco e c’è poca produttività. Mentre l’Argentina approva una legge che prevede turni di lavoro fino a 12 ore al giorno. In Italia c’è una crescente richiesta di riduzione dell’orario e bilanciamento dei tempi di vita e lavoro. Lei cosa ne pensa?

«Per la Uilm il tema è fondamentale e non più rinviabile. L’abbiamo messa al centro della nostra azione sindacale da anni. Riteniamo sbagliato un ritorno al passato, con una visione ormai superata dalle rivoluzioni tecnologiche che già stanno modificando radicalmente il lavoro. Ciò che conta non sono “il tempo” e “il luogo” di lavoro, non è importante timbrare cartellino ma i risultati raggiunti, il grado di autonomia e soddisfazione individuale, i livelli di produttività e un migliore benessere organizzativo. Anche qui a Brescia, arrivato il momento di sperimentare la riduzione dell’orario di lavoro settimanale a parità di salario».

Quali strategie proponete?

«Mettiamo in campo una vera proposta di politica attiva che disincentiva il meccanismo dell’assistenza improduttiva e che costa molti miliardi di euro ogni anno, con assegni insufficienti e che non garantisce prospettive occupazionali ai lavoratori, con uno strumento che, insieme alla formazione e alla riqualificazione professionale, è indispensabile far fronte alle inevitabili conseguenze occupazionali della transizione ecologica e dell’IA. Bisogna mettere al centro l’essere umano, la dignità delle donne e degli uomini. Bisogna far lavorare più e meglio i macchinari, non le persone, implementando la tecnologia, avendo un controllo umano sull’intero processo. La riduzione dell’orario di lavoro non è un costo, ma un investimento sui lavoratori e per un futuro dell’azienda».

Tema automotive. La nostra provincia ha una delle filiere più importanti. Quale è la situazione del settore?

«La filiera dell’automotive si trova di fronte a un bivio: rilancio o progressiva desertificazione. Abbiamo denunciato gli effetti devastanti sia a livello nazionale, con manifestazioni e scioperi, sia europeo, sotto le sedi di Commissione e Parlamento a Bruxelles. L’Europa ha deciso di cambiare le assurde regole della transizione all’elettrico, introducendo maggiore flessibilità e puntando all’obiettivo della neutralità tecnologica, senza lo stop imposto dal 2035. Un primo risultato, ancora totalmente insufficiente perchè il rischio per il futuro dell’auto non è ancora stato sventato».

A Brescia c’è un importante stabilimento Iveco con quasi 1.700 dipendenti.

Pochi giorni fa, nell’incontro con la direzione, ci è stato presentato un piano che riteniamo positivo perché riflette la volontà di continuare a investire nel futuro di questo sito dove, voglio ricordare, negli ultimi quattro anni sono stati stabilizzati 333 lavoratori. Infine ci conforta sapere che i futuri acquirenti, gli indiani di Tata, abbiano intenzione di sostenere le strategie e progetti avviati da Iveco. Continueremo ad essere vigili sul rispetto degli impegni per garantire una prospettiva industriale e produttiva per il Gruppo e, in particolare, per questo sito storico e fondamentale».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@Economia & Lavoro

Storie e notizie di aziende, startup, imprese, ma anche di lavoro e opportunità di impiego a Brescia e dintorni.

Suggeriti per te

Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...