Sarà un’annata indimenticabile per l’olio del Garda. La migliore degli ultimi anni, almeno dal 2020, secondo le stime di Confagricoltura Brescia, che stamattina ha simbolicamente tenuto a battesimo le prime spremiture al frantoio della cooperativa agricola San Felice, nell’omonimo comune gardesano.
«Erano anni che non vedevamo una produzione del genere sul territorio bresciano – assicura Marco Penitenti, vicepresidente della sezione Olivicola dell’organizzazione – non solo per quantità, ma anche per qualità. Le olive sono completamente sane, grazie al grande caldo di quest’estate, che ha debellato tutti gli insetti, la temuta mosca in primis. Non abbiamo dovuto fare nessun trattamento, e quindi anche la qualità dell’olio si preannuncia al top». «Il forte caldo avrebbe anche potuto mandare in stress gli oliveti – aggiunge Rita Rocca, presidente della sezione Olivicola –, creando problemi di disidratazione, e invece è andato tutto per il verso giusto. Sicuramente non sarà un olio classico, perché avrà note più amare e piccanti del solito».

La maturazione
Un’altra caratteristica che distingue la campagna 2026 dalle precedenti è che la maturazione delle olive e l’accumulo di olio nei frutti sono procedute più lentamente. Non è emersa quindi, in generale, la necessità di anticipare la raccolta ai primissimi giorni di ottobre, come spesso accaduto negli ultimi anni per limitare le conseguenze degli attacchi parassitari.
Dopo alcune stagioni segnate da produzioni non soddisfacenti, costi elevati e difficoltà per le aziende, il 2026 si annuncia quindi come una delle annate più favorevoli. «È una vera iniezione di fiducia non soltanto per l’olivicoltura bresciana e lombarda, ma per tutto il Nord Italia – commenta il presidente di Confagricoltura Brescia Oscar Scalmana, presente insieme al suo vice Gianluigi Vimercati –. La soddisfazione è ancora maggiore, perché arriva dopo un periodo particolarmente complicato».
«Questa è una zona molto fragile – assicura Penitenti –, con difficoltà legate allo scarso ricambio generazionale e all’aumento dei costi. Attendiamo fiduciosi la proposta di legge regionale, che dovrebbe riconoscere l’oleicoltura lombarda come di frontiera, storica e dal forte impatto ambientale. Fortunatamente, almeno il valore del nostro olio è sempre indipendente da qualsiasi borsa merci».
Il quadro
Parlando di numeri, nel Bresciano si contano 1.925 ettari coltivati a olivo, pari all’81% dell’intera superficie olivicola lombarda. Nel 2025 la produzione provinciale aveva raggiunto circa 32mila quintali di olive, corrispondenti al 90% del totale regionale (nel 2024 erano stati 48mila quintali), con una resa per ettaro di 16,5 quintali. «Ci aspettiamo una produzione tripla rispetto al 2024 – annuncia Penitenti –, con rese medio alte».
I dati confermano il ruolo centrale del Garda bresciano e degli altri territori olivicoli della provincia, ma impongono anche una riflessione sul futuro del comparto. La superficie coltivata è rimasta sostanzialmente stabile rispetto al 2023, mentre nel confronto con il 2019 registra una lieve flessione del 2,8 per cento. «Per Confagricoltura Brescia – conclude Scalmana – è quindi fondamentale affiancare alla valorizzazione dell’olio un impegno concreto per la conservazione degli oliveti esistenti, il recupero delle superfici abbandonate e la promozione di nuovi investimenti produttivi. L’olivicoltura non è solo un’attività economica, ma contribuisce alla tutela del paesaggio gardesano, al presidio del territorio e alla valorizzazione di un prodotto identitario»



