L’annata 2026 dell’apicoltura bresciana si potrebbe definire a due velocità: abbastanza favorevole per gli apiari montani e più problematica nella pianura, soprattutto da fine giugno in avanti. Secondo i dati di Confagricoltura Brescia nel 2025 l’apicoltura provinciale conta 432 apicoltori e 16.983 alveari, con questi ultimi in aumento del 5,9% su base annua.
Gli alveari presenti sul territorio provinciale rappresentano il 13% del totale regionale. La quasi totalità delle arnie è gestita con metodo convenzionale (97%), mentre solo una quota limitata, pari al 3%, è destinata alla produzione biologica.
Il quadro
I dati diffusi da Apilombardia su segnalazione dell’Osservatorio nazionale miele indicano per l’Acacia (prodotto fondamentale per le aziende apistiche) un raccolto complessivamente soddisfacente in Lombardia: mediamente 17 kg per alveare. Gli apicoltori lo considerano discreto, anche se inferiore alle aspettative.
Risultato positivo anche per il tiglio di montagna con circa 27 kg per alveare. Per il castagno si parla di una annata molto irregolare, generalmente 10–20 kg per alveare, con risultati migliori in alcuni territori montani. Per il rododendro e millefiori d’alta montagna la produzione si aggira attorno ai 19 kilogrammi per alveare.
Per la Pianura bresciana la situazione sensibilmente peggiore è stata a luglio. Caldo, siccità e fioriture brevi hanno ridotto nettare e polline; alcuni apicoltori hanno dovuto effettuare alimentazione di soccorso alle famiglie.
Il mercato
A Brescia il mese di luglio ha registrato circa il 33% di pioggia in meno della norma. Dal punto di vista del mercato gli apicoltori segnalano domanda debole, poche compravendite all’ingrosso, giacenze del 2025 e quotazioni dell’acacia in diminuzione.
Indicativamente, all’ingrosso: millefiori 5–6,50 euro/kg, monoflorali 6–7,50 euro/kg, acacia 8–10 euro/kg. In sintesi una contrazione dei ricavi che vede una forbice tra il 25 ed il 50%. Di certo il gran caldo dei mesi estivi ha influito pesantemente sui risultati produttivi; si sono registrati infatti grandi differenze anche, a volte, tra apiari vicini, in funzione dell’altitudine, dell’esposizione, della disponibilità di acqua, della velocità negli spostamenti degli apiari senza contare le problematiche derivanti dalla varroa e dai nuovi parassiti e predatori.
Il monitoraggio
La varroa è la criticità sanitaria più concreta. In alcuni territori lombardi sono stati rilevati livelli di infestazione superiori alla norma, talvolta associati a virosi e indebolimento delle famiglie. ApiLombardia ha infatti attivato uno specifico monitoraggio Varroa 2026.
A tutto ciò si aggiungono i dati relativi alle importazioni: nel 2025 ha segnato un + 18% pari a circa 26mila tonnellate. Di queste oltre un quarto è di provenienza extra Ue. L’insieme di questi fattori ha spinto le principali associazioni del settore apistico a scrivere al Ministero dell’agricoltura, Sovranità alimentare e foreste. Nella missiva è scritto, tra l’altro, che la crisi è legata a fattori estranei alla capacità tecnica ed imprenditoriale dell’apicoltore.
L’ape è fondamentale dal punto di vista ambientale come «sentinella» perché attraverso l’impollinazione favorisce la riproduzione di moltissime piante spontanee e coltivate sostenendo biodiversità, agricoltura e disponibilità di alimenti. Inoltre è molto sensibile a pesticidi, inquinanti, scarsità di fiori ed alterazioni dell’habitat. Non dimentichiamo poi il consumatore al quale va sempre ricordato di rivolgersi direttamente al produttore con il quale può, tra l’altro, instaurare un dialogo di conoscenza dei prodotti dell’alveare; ricordando poi che dal 14 giugno 2026 sono entrate in vigore le nuove regole europee sull’etichettatura del miele: nelle miscele devono essere indicati i Paesi d’origine e le relative percentuali, con una deroga per le miscele provenienti da più di quattro paesi. E’ un progresso nella direzione sostenuta da Coldiretti, anche se la tutela dipenderà dall’efficacia dei controlli e del sistema europeo di tracciabilità.



