Micro e piccole imprese invecchiano: a Brescia 3.970 titolari over 70

Anita Loriana Ronchi
L’età avanzata dei titolari riflette una doppia dinamica: da un lato il rallentamento del ricambio generazionale, dall’altro la resistenza, anche culturale, a cedere la guida
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Le imprese invecchiano insieme ai loro capi
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Invecchiano le micro e piccole imprese italiane, di pari passo con l’andamento della popolazione nel Paese. E Brescia non fa eccezione. Nel decennio 2015-2025, il numero di Mpmi bresciane alla cui guida è un imprenditore di età pari o superiore a 70 anni è cresciuto del 2,1%, arrivando a toccare quota 3.970 (la più elevata, in Lombardia, dopo i 7.998 di Milano), il 7,3% del totale (fonte: Unioncamere-InfoCamere, sulla base dei dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio).

Non è un dato eclatante, per quanto riguarda la nostra provincia, se rapportato con le ben più elevate percentuali di aree del centro-sud: la punta record si registra a Grosseto, dove i titolari over 70 di micro imprese rappresentano il 18,7% del totale, seguita da Viterbo (17,9%), Trapani e Chieti (17,6%), quindi Taranto (15,9%), Enna (15,6%). Si tratta, tuttavia, di un trend costantemente in crescita, a rivelare la spia di un problema sempre più avvertito, ossia quello del passaggio da una generazione all’altra. L’invecchiamento dei titolari riflette una doppia dinamica: da un lato il rallentamento del ricambio generazionale, dall’altro la resistenza, anche culturale, a cedere la guida.

Lo scenario

Preoccupate sono soprattutto le piccole imprese basate su un modello tradizionale, spesso familiare e radicate nel territorio, dove il passaggio di testimone è cruciale per garantirne la sopravvivenza. In Italia, a giugno 2025 i titolari d’impresa con almeno 70 anni erano 314.824, pari al 10,7% del totale, contro i 290.328 nel 2015 (8,9%). Un aumento di 24.496 unità in un decennio in cui, per converso, l’intero universo delle imprese individuali si è ridotto di oltre 300mila unità. Il fenomeno è particolarmente accentuato nel Sud: Basilicata (15%), Abruzzo (14%), Sicilia, (13,3%), Puglia (13,2%) sono tra le regioni con la maggiore incidenza di over 70. Nel report Unioncamere viene segnalata anche la coppia Umbria-Marche, in cui la quota dei titolari over 70 supera il «muro» del 14%.

Le dinamiche comunque sono variegate: molto contenuta la presenza di titolari ultra settantenni nelle grandi città, come Milano (6,4% sul totale), Torino (6,5%), Napoli (8,3%), ma le province che registrano gli incrementi più consistenti sono proprio Torino (+1.794), Milano (+1.763). Napoli (+1.439), assieme a Palermo (+1.840) e Reggio Calabria (+1.314). Aree caratterizzate in parte da una base imprenditoriale ampia e, sull’altro versante, dalla persistenza di modelli familiari nelle attività più tradizionali.

Quanto all’analisi per settori, il trend risulta più marcato nell’agricoltura, dove quasi un titolare su tre (28,3%) ha almeno 70 anni. Seguono le attività estrattive (50,7%, su valori assoluti però molto piccoli), la fornitura di energia (20,1%) e l’artigianato manifatturiero (9,6%). In fondo alla classifica, i comparti più innovativi come Ict (4,2%) e consulenza (4,9%).

Il confronto

I dati, nella nostra provincia, vanno incrociati con il tasso di natalità delle imprese giovanili il cui numero nell’ultimo trimestre (fonte Movimprese-Camera di commercio), pur registrando un saldo positivo rispetto alle cessazioni, decresce nel confronto di tipo tendenziale.

Commenta il presidente della Camera di commercio, Roberto Saccone: «Col tempo che passa, i sessantenni diventano settantenni, mentre d’altro canto vediamo che diminuiscono le imprese fondate o gestite da giovani di età inferiore ai 34 anni, in linea con il dato demografico: la popolazione invecchia ed anche le aziende hanno sempre maggiori difficoltà sia per il ricambio generazionale, sia nell’avviare nuovi business».

Un tema trasversale, che interessa svariate categorie economiche, commercio compreso. «I titolari – prosegue Saccone – faticano a trovare nei figli la disponibilità a portare avanti l’attività. L’artigianato soffre particolarmente, poiché in questo campo vi è anche un passaggio di “saper fare”, che non incontra propriamente le aspirazioni dei giovani d’oggi ed è anche una questione di prospettiva in quanto i ragazzi tendono ad allontanarsi dai mestieri artigianali per orientarsi piuttosto verso professioni tecnologiche».

Il quadro desta qualche allarme, considerato che sulle circa 117mila imprese iscritte alla Cdc di Brescia, oltre il 90% sono piccolo-medie o micro imprese. «Abbiamo in pratica un’impresa ogni 11 abitanti o poco più. Se escludiamo pensionati e bambini, è evidente – conclude il presidente dell’ente camerale – che su questo la comunità bresciana basa la propria ricchezza».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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