È solo un buon inizio visto che il percorso legislativo europeo non è semplice ed immediato. Ma i due segnali che arrivano dall’Unione Europea sono chiari. Il primo è un progetto di relazione, della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, per la revisione del regolamento sull’Organizzazione comune dei mercati (Ocm), cioè l’insieme delle norme per gestire la produzione e il commercio della maggior parte del settore agricolo dell’Unione europea.
Il secondo, invece, arriva direttamente dalla Commissione europea che ha presentato la prima Livestock Strategy, ovvero la Strategia europea per la zootecnia, un piano di lungo periodo che punta a rafforzare competitività, resilienza e sostenibilità del comparto, considerato strategico per la sicurezza alimentare e per l’economia delle aree rurali.
Latte
L’Ocm è fondamentale per i nostri imprenditori agricoli e relative cooperative visto che nel bresciano è forte la vocazione lattiero-casearia con oltre 279mila capi bovini da latte: 30% a livello regionale e 13% per quello nazionale.
La proposta indica una revisione delle soglie di riferimento per il burro e il latte scremato in polvere utilizzate nell’ambito del regime di intervento pubblico, da riesaminare ogni due anni e da fissare all’80% dei costi medi completi di produzione. La relazione prevede inoltre che la Commissione sia tenuta a proporre misure di riequilibrio del mercato entro due mesi ogni qualvolta i prezzi di mercato scendano al di sotto di tali soglie. Per la gestione delle crisi, viene proposto di estendere gli aiuti per l’ammasso privato anche ai formaggi non Dop o Igp che possono essere conservati per un determinato periodo.
Si propone inoltre di autorizzare la Commissione a introdurre, in caso di sovrapproduzione o di gravi perturbazioni del mercato, regimi temporanei e volontari di riduzione della produzione di latte.
La strategia
Anche in ambito zootecnico sono i numeri bresciani che riflettono le attenzioni da dedicare alla Strategia della Commissione; due numeri rendono l’idea: 113mila capi bovini da carne e 1,14 milioni di suini.
Il documento Europeo si sviluppa lungo cinque direttrici: rafforzare la resilienza del settore, migliorando gli strumenti di gestione del rischio, la prevenzione delle malattie animali e la capacità di risposta alle crisi; aumentare la competitività, sostenendo innovazione, investimenti, redditività degli allevamenti e reciprocità delle regole negli scambi internazionali; promuovere una zootecnia più sostenibile, con revisioni mirate della normativa sul benessere di galline ovaiole, polli da carne e suini, accompagnate da adeguati periodi di transizione e sostegno economico; valorizzare le diverse realtà produttive europee, sostenendo gli allevamenti nelle aree rurali più vulnerabili e favorendo lo sviluppo di filiere locali, anche attraverso macelli mobili o di piccola capacità e rafforzare l’eccellenza delle produzioni europee, migliorando l'etichettatura di origine, la valorizzazione della qualità e la promozione dei prodotti zootecnici dell’Ue sui mercati.
Accanto alla Strategia, il Piano d’azione per le proteine mira ad aumentare la produzione comunitaria di colture proteiche. Nel 2025 solo il 25% delle proteine ricavate da semi oleosi e colture proteiche era di origine europea; l’obiettivo è portare questa quota al 35% entro il 2035, sostenendo la produzione interna, gli investimenti e l’innovazione lungo tutta la filiera. La nuova linea tracciata da Bruxelles sulla zootecnia continentale deve ora tradursi in interventi tangibili segnando una netta inversione di tendenza rispetto alle politiche del recente passato.



