Ingegneri tra i banchi di medicina. È la scena, all’apparenza insolita, che si potrà vedere da quest’autunno nelle aule dell’Università degli studi di Brescia. L’Ateneo dall’anno accademico 2026/27 attiverà un corso triennale che unirà due ambiti di studio diversi: la medicina e l’ingegneria. Non è la prima laurea di questo tipo in Italia, ma una di quelle «con la maggiore presenza di esami di medicina», spiega Fabio Baronio, direttore del dipartimento in cui verrà ospitato il corso di laurea, Ingegneria dell’informazione. Ma che tipo di professionista uscirà da questo percorso?
Medicina e tecnologie
«Saranno ingegneri che però parleranno il linguaggio del medico», spiega Baronio. «In Italia ci sono tanti corsi di laurea in Ingegneria biomedica, dove però il 90% o il 95% degli insegnamenti sono comunque a sfondo ingegneristico e la parte biomedica è presente con qualche corso a scelta libera. Qui invece puntiamo in modo significativo anche sulla preparazione “biomed”: avremo la possibilità di arrivare fino al 30-35% di insegnamenti fatti da medici e biologi». Alla fine degli studi, «l'ingegnere medico sarà in grado di collaborare con aziende pubbliche e private del settore biomedicale, medico e biotecnologico, ma anche con le strutture ospedaliere».
Gli esami che dovrà sostenere l’aspirante ingegnere molteplici. Matematica, informatica, statistica, fisica e chimica più i principali ambiti dell’ingegneria dell’informazione: ingegneria biomedica, elettronica, informatica, sicurezza e protezione dei sistemi. Il corso coinvolge tre dipartimenti: Ingegneria dell'informazione, Medicina molecolare e traslazionale, Specialità medico-chirurgiche, Scienze radiologiche e Sanità pubblica e Scienze cliniche e sperimentali.
Diversi anche gli sbocchi professionali: «L’ingegnere medico potrà essere la figura classica dell'ingegnere biomedico che lavora in un’industria di dispositivi per la diagnosi e la terapia, ma anche l'ingegnere che si occupa di servizi di ingegneria clinica e potrà lavorare nei centri di ricerca per la biomedica e di informatica sanitaria, così come nell'ambito della valutazione delle tecnologie per la salute», spiega il professor Baronio. E poi gli ambiti «della telemedicina, della sicurezza dei dati ospedalieri, le applicazioni dell'intelligenza artificiale in ambito medico. In generale è anche un po’ un terreno inesplorato».

Ingegneri in corsia
E una nuova applicazione, che si sta sempre più facendo largo: «Sarà anche un ingegnere che va nei reparti e collabora con i medici parlando lo stesso linguaggio – dice Baronio –. Perché oggi nelle aziende ospedaliere, con l'avvento di nuove tecnologie, di nuovi macchinari e dell'intelligenza artificiale, anche il rapporto con i pazienti sta cambiando radicalmente. I reparti hanno bisogno di figure che collaborino in modo stretto con i medici: ingegneri che andranno in corsia».
Un esempio: «Si pensi a un reparto di anatomia patologica, dove una volta i tessuti venivano analizzati al microscopio per rilevare la presenza, per esempio, di una cellula tumorale. Oggi invece non si fa più così: l'acquisizione dell’immagine passa da algoritmi di intelligenza artificiale e i risultati vengono forniti da dei macchinari. Ma come vanno interpretati? Ci deve essere una figura – un ingegnere – con cui il medico può confrontarsi per valutare l’affidabilità dei risultati, sapere cosa ne pensa e quale esame andrebbe meglio».
E di un professionista di questo tipo c’è sempre più bisogno: «Oggi in alcuni ospedali ci sono dei macchinari depositati che sono fermi anche da anni perché non ci sono le persone in grado di usarli. Anche al Civile, se verranno fatti degli investimenti e presi dei macchinari sofisticati, serviranno sempre persone che li gestiscano».
La magistrale
Per accedere al corso gli studenti dovranno sostenere un test di autovalutazione: chi non otterrà la sufficienza potrà comunque iscriversi, ma dovrà sostenere degli «obblighi formativi aggiuntivi» durante il primo anno. Inaugurata la triennale, si guarda già alla magistrale: «Stiamo pensando a una magistrale più classica, di tipo “industriale”, per l’ingegnere che costruisce i dispositivi e che lavora nelle imprese bio-medicali o farmaceutiche, e un’altra per formare chi invece lavora nelle aziende ospedaliere e aiuta a programmare le terapie,la riabilitazione, l'assistenza domiciliare, la telemedicina, i sistemi di diagnostica».




