«Consuma meno, rispetta l’ambiente e dà profitto: fare biologico si può»

Silvano Brescianini difende il modello di Barone Pizzini, qualificata «Custode della biodiversità» di Legambiente
Rosario Rampulla

Rosario Rampulla

Vicecaporedattore

Silvano Brescianini con l'attestato di Legambiente
Silvano Brescianini con l'attestato di Legambiente

Sostenibilità e profitto, in vigna, possono coesistere. Certo, accettando dei compromessi, come una redditività minore (ma non troppo) e costi maggiori. Ma si può. Con beneficio non solo del prodotto, ma anche della biodiversità. Mentre si gode la qualifica di «Custode della biodiversità» assegnata alla Barone Pizzini, Silvano Brescianini – ad dell’azienda di Provaglio d’Iseo – rimette al centro del dibattito un suo storico cavallo di battaglia. E lo fa in occasione dell’incontro «Biodiversità in vigna», ospitato dalla cantina franciacortina. A supporto del proprio convincimento Brescianini chiama in causa l’intervento di Roberto Zanzotti (Fondazione Edmund Mach): «Ci sono studi portati avanti da università che dimostrano come coltivare in bio abbia rese ottime, anche meglio del metodo tradizionale, assolvendo nello stesso tempo a un compito essenziale: preservare il territorio e le peculiarità dell’ecosistema».

Senza dimenticare alcune ricadute pratiche: «C’è un risparmio energetico, e la vigna coltivata in biologico ha bisogno di meno acqua perché ne trattiene di più nelle radici. E con le estate siccitose che abbiamo avuto e che, probabilmente, ci aspettano, è un fattore cruciale. Inoltre riescono ad assorbire meglio le piogge. Possiamo parlare di biodiversità funzionale. Fortunatamente – chiosa Brescianini – in Franciacorta abbiamo già un 40% di coltivazione in biologico».

Vendemmia

Impossibile non parlare della vendemmia appena conclusasi, dopo una stagione estiva piuttosto complessa da gestire. «Messo in archivio un 2025 strepitoso abbiamo pagato dazio – conclude l’ad di Barone Pizzini –: tra caldo, siccità e grandinate le vigne hanno subito forti stress, con una resa del 25% in meno. La qualità, fortunatamente, pare buona, ma ne sapremo di più in primavera».

Oltre gli attestati

La qualifica di «Custode della biodiversità» è assegnata da Legambiente nell’ottica di «coinvolgere direttamente chi opera e vive un territorio, rendendolo parte attiva della sua salvaguardia». «Abbiamo sempre visto gli enti certificatori come un punto di vista nuovo, un occhio che guardava cose diverse rispetto a quelle che guardavamo noi e quindi come un’opportunità e non come un limite – sottolinea ancora Brescianini –: incoraggiando la biodiversità, permettiamo alla vite di crescere in un suolo ricco di vita, sviluppando una maggiore resistenza alle malattie».

Tornando a «Custodi della diversità», il progetto è inserito nel novero di NatConnect2030 - Natural connections for Natura 2000 in Northern Italy to 2030, percorso cofinanziato dall’Unione Europea e coordinato da Regione Lombardia con la partecipazione di 16 partner e il supporto di Fondazione Cariplo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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