Come ha fatto Givi a diventare una «multinazionale tascabile»

L’azienda di Flero fondata dall’ex pilota Giuseppe Visenzi oggi conta 900 dipendenti in tutto il mondo. La figlia Hendrika: «La nuova sfida è diversificare»
Roberto Ragazzi

Roberto Ragazzi

Giornalista

Hendrika Visenzi, ceo di Givi
Hendrika Visenzi, ceo di Givi

Dalla piccola officina di via San Faustino a Brescia a una presenza in quasi 90 mercati nel mondo. La storia di Givi è quella di un’intuizione trasformata in impresa globale, ma con radici profondamente familiari. A raccontarla è Hendrika Visenzi, amministratore delegato e figlia del fondatore Giuseppe, ex pilota di motociclismo che conquistò il terzo posto nel Motomondiale del 1969  in un’epoca in cui correre significava «avere un gran fegato». Dopo anni di carriera agonistica la svolta imprenditoriale: nel 1976 progetta un paramotore innovativo e lo presenta in Fiera a Milano. Il successo è immediato, preludio alla creazione dell’azienda nel 1978.

Oggi Givi è una «multinazionale tascabile». Il gruppo conta circa 900 dipendenti nel mondo, 11 filiali tra produttive e commerciali, una rete capillare di rivenditori ed oltre un milione di bauletti venduti ogni anno, di cui ancora il 50% realizzato in Italia, nella sede produttiva di Flero. Accanto ai bauletti, ai parabrezza, il business si è aperto ai caschi (oggi in forte crescita), e la nuova divisione dedicata alle biciclette.

Abbiamo intervistato a Flero Hendrika Visenzi. Ci spiega come il gruppo sia riuscito a costruire la propria presenza internazionale adattandosi ai diversi mercati e quali sono le strategie per il futuro.

Il quartier generale della Givi a Flero
Il quartier generale della Givi a Flero

Cosa ricorda degli albori dell’azienda e dei suoi primi passi alla Givi?

Sono cresciuta nel negozio di motociclette dei miei genitori. Era il centro della mia vita: giocavo tra copertoni e accessori, respirando ogni giorno il lavoro e i sacrifici della famiglia. In quegli anni di boom economico anche la motocicletta ha avuto un grande exploit. Le due ruote erano di moda; erano un simbolo di benessere e libertà. Il negozio di papà era il fulcro del settore di tutta la provincia e non solo. Mio padre ha portato in azienda i valori dello sport: la disciplina, il rigore, il sacrificio. Io sono entrata in azienda a 19 anni, dopo il diploma di ragioneria: a quei tempi si entrava subito nel mondo del lavoro.

Cosa è oggi Givi e quali sono i mercati nei quali è presente? 

Oggi Givi è una multinazionale tascabile ad alta intensità di marca: italiana nell’identità, ma globale nell’esecuzione. Il gruppo ha costruito la sua propria forza su una presenza internazionale articolata: siamo molto forti in Europa, in Francia, Spagna, Germania, Regno Unito, Polonia. Ma anche in Asia e nelle Americhe. Abbiamo una filiale produttiva in Brasile, una commerciale negli Stati Uniti e una presenza consolidata nel Sud-Est asiatico.

La chiave è sapersi adattare alle esigenze di mercati estremamente diversi.

Siamo presenti in aree molte del mondo, in ognuna di queste le esigenze dei motociclisti sono diverse. In Vietnam o Malesia la moto spesso sostituisce l’automobile è un mezzo di lavoro e di trasporto familiare, quindi caricano tutto sulla motocicletta. In Europa la motocicletta è più legata al tempo libero, mentre in Sudamerica il bauletto è considerato un bene di trasporto di cose pratiche che servono per la vita quotidiana. Produciamo localmente per rispondere ai bisogni specifici, ma manteniamo i valori Givi: design, alta qualità, sicurezza.

Le sfide non mancano, come riuscite a battere la concorrenza sui mercati mondiali?

Il made in Italy ha ancora un forte appeal e poi abbiamo investito molto nella qualità tecnica e nei materiali: oggi produciamo e vendiamo nel mondo oltre un milione di bauletti l’anno, il 50% dei bauletti viene ancora realizzato a Flero, mentre sta crescendo la divisione caschi. Recentemente dal nostro plant malesiano siamo riusciti a fornire i nostri bauletti per il primo equipaggiamento di un nuovo marchio cinese che sta acquisendo importanti quote di mercato in tutto il mondo mettendo in difficoltà anche i blasonati marchi giapponesi. Essere fornitori di marchi internazionali emergenti, anche cinesi, è per noi motivo di orgoglio. Significa che la qualità italiana è ancora riconosciuta.

Givi produce e vende ogni anno oltre un milione di bauletti
Givi produce e vende ogni anno oltre un milione di bauletti

Come è cambiato il settore e quale metamorfosi ha subito Givi in questi anni?

Negli ultimi anni il mercato motociclistico è cambiato profondamente. La concorrenza internazionale è diventata più agguerrita, soprattutto dall’Asia: cercano di copiarci, producono a prezzi inferiori, ma ci sono delle caratteristiche dei nostri prodotti che rimangono inequivocabili. Givi ha cambiato pelle: non più solo valigie, parabrezza e caschi, ma un ecosistema fatto di prodotti, configurazione digitale, contenuti, community e prossimità al rider. Insomma più digitalizzazione della relazione cliente, più copertura internazionale.

La nuova sfida è rappresentata dalle biciclette.

L’ingresso nella bicicletta non nasce come diversificazione opportunistica, ma da una coerenza strategica: Givi presidia il mondo delle due ruote e la bici, soprattutto nell’era dell’e-bike, diventa un’estensione naturale di questo universo. Abbiamo portato anche qui il nostro know-how: trasporto, resistenza dei materiali, impermeabilità, ergonomia e design funzionale. Vogliamo offrire prodotti tecnici, affidabili e ben progettati, ma anche belli da integrare sulla bici: per noi la forma è sempre il riflesso dell’utilizzo.

Nel futuro ci saranno altre divisioni?

Ci stiamo lavorando. Abbiamo avviato studi per valutare opportunità in tutti quei settori che utilizzano valigie e contenitori, dove la nostra esperienza può essere un valore aggiunto.     

Givi ha già vissuto un primo passaggio generazionale, quale la sfida più difficile? 

Entrare in azienda, per un donna non è stato semplice. All’inizio dovevo dimostrare di meritarmi il ruolo. Ho scelto l’umiltà: imparare da tutti, entrare in punta di piedi. Il cambiamento è in atto: Stiamo inserendo giovani, nuove competenze, nuove idee.

Ora l’ingresso della terza generazione.

Mio nipote Umberto è entrato in azienda. È un appassionato motociclista, è molto attivo in azienda e sta portando una visione più moderna, più vicina alle nuove generazioni. Un percorso in linea con la tradizione: puntando sull’internazionalizzazione, sullo sviluppo del digitale, sulla contemporaneità senza rinunciare all’autorevolezza industriale costruita da mio padre.

Hendrika Visenzi con il padre Giuseppe e il nipote Umberto
Hendrika Visenzi con il padre Giuseppe e il nipote Umberto

Nonostante l’interesse di investitori avete deciso di mantenere uno stretto controllo della società.

Il mercato dei capitali è un’opportunità, ma per ora vogliamo consolidarci. Credo sia prematuro. Restare indipendenti ci permette di mantenere una visione di lungo periodo.

Cosa ha ricevuto da suo padre e cosa intende lasciare?

La passione e l’amore per il lavoro. Per noi il lavoro è un valore, non solo un’attività. Ho imparato che l’innovazione significa migliorare davvero l’esperienza di chi utilizza i nostri prodotti. È questo che ci ha reso riconoscibili nel mondo. Vorrei lasciare un’azienda ancora più forte, internazionale e contemporanea, ma sempre sé stessa: tecnologica senza diventare fredda, globale senza perdere l’anima italiana. Givi è una famiglia allargata: un unico corpo fatto di persone, competenze e sacrifici. È questo che ci ha portato nel mondo e che continuerà a farlo.

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