Lumen non è semplicemente un duplicato digitale del gruppo Camozzi, ma una «fabbrica intelligente» costruita sulle competenze acquisite in oltre sessant’anni di storia dalla medesima società bresciana. «Lumen è un nuovo processo industriale fondato sui dati, che ci permette di accelerare lo sviluppo di tutte le nostre attività» ha tagliato corto il presidente e amministratore delegato Lodovico Camozzi, lanciando la piattaforma cognitiva realizzata internamente, integrando informazioni esterne e dati propri provenienti dalle 39 filiali sparse nel mondo, dalle cinque divisioni operative del gruppo, così come dai 25 siti produttivi con l’insegna bresciana con gli oltre 3mila dipendenti in forza.

«Oggi prendere decisioni è sempre più difficile - ha aggiunto l’imprenditore -: realtà industriali come la nostra, che operano in tutto il mondo, si trovano di fronte a un muro di incertezze, a un caos su scala globale e a sfide di ogni genere. Se rimanessimo fermi ad aspettare che la situazione migliori, poi probabilmente non saremmo più capaci di riprendere il passo: Usa e Cina, dopotutto, corrono molto più veloci di noi. Per questo motivo abbiamo rafforzato la nostra capacità operativa, sfruttando da un lato il nostro immenso patrimonio di conoscenze nell’ambito manifatturiero e, dall’altro lato, utilizzando nuove tecnologie come l’Intelligenza artificiale generativa».
Il punto
Lumen è attiva da circa un anno, ma nasce da un progetto avviato più di quindici anni fa da Camozzi nel segno del digitale.
«Lumen è progettata per creare un nuovo livello di intelligenza sopra i sistemi esistenti, capace di connettere dati, persone e processi per supportare decisioni aziendali rapide, affidabili e contestualizzate – ha puntualizzato il presidente –. Sia chiaro a tutti, però, l’AI non sostituisce l’uomo che, a partire dalla sua conoscenza di dominio, ha la responsabilità di guidare questo strumento e garantire il corretto funzionamento del ciclo del dato, attraverso la sua capacità di sviluppare algoritmi e fare le domande giuste (i «prompt») a Lumen. Da questo punto di vista – ha evidenziato Camozzi –, la formazione delle persone è e sarà sempre di più per noi una leva imprescindibile».
Lumen, nome che ha un’indiscutibile affinità con il paese di origine della famiglia Camozzi (Lumezzane, appunto), è anche l’unità di misura del flusso luminoso: maggiore è il numero di lumen, tanto è grande la luminosità percepita dall’occhio umano.

Lo scenario
Questa definizione ben converge, peraltro, con i due pilastri su cui si fonda la piattaforma: il dato certo (Lumen in ogni momento può verificare numeri e informazioni con le fonti aziendali) e il «disambiguatore» (un componente che permette di contestualizzare e comprendere in modo immediato il corretto significato di sigle e codici, riducendo errori interpretativi e rendendo l’interazione con i dati più affidabile per tecnici e operatori).
«Lumen – ha rimarcato Lodovico Camozzi – è per noi una risposta concreta a sfide economiche, sociali e culturali che la manifattura nazionale ed europea sta affrontando, come la forte pressione delle tech company americane e la crisi demografica. L’Europa è un pilastro della manifattura mondiale: detiene il cuore delle conoscenze di dominio che spesso mancano invece agli hyperscaler (leggi anche Amazon, Microsoft, Google. Ndr). Questo è un vantaggio enorme che dobbiamo saper cogliere e trasferire nel cuore delle nostre piattaforme AI – ha sottolineato –. L’AI generativa è un veicolo fondamentale per tradurre la nostra conoscenza dei processi di produzione in velocità operativa e decisionale, restituendoci una forza competitiva unica sui mercati globali».
I numeri
In concomitanza con lo sviluppo di Lumen, il gruppo Camozzi ha comunque continuato a consolidare il suo modello industriale «local to local», attraverso una presenza diretta nelle principali economie del mondo (Europa, Stati Uniti, Cina, India).
La società ha chiuso il 2025 con un fatturato consolidato pari a 565 milioni di euro (79% realizzato all’estero). Il Margine operativo lordo è stato pari a 91 milioni e l’utile netto di 23,4 milioni. Gli investimenti in nuovi asset produttivi sono stati pari a 46 milioni e si sono affiancati agli investimenti in Ricerca & Sviluppo pari al 3% del fatturato.




