Un altro passo indietro, ma la solidità resta alta

Le principali incertezze che attualmente pesano sul sistema manifatturiero bresciano, nonostante i recenti segnali di ripresa, sono legate a fattori macroeconomici e a problematiche strutturali locali.
La scarsità di domanda, sia a livello nazionale che internazionale, rimane il freno principale alla produzione per circa la metà delle imprese bresciane. Settori chiave, come la filiera legata al mondo dell’automotive, soffrono a causa della crisi del mercato e delle transizioni tecnologiche, con ripercussioni sulle numerose aziende bresciane che vi operano. Inoltre, l’instabilità del contesto globale e l’introduzione di nuovi dazi o politiche economiche protezionistiche creano un clima di incertezza che influenza negativamente le aspettative e gli investimenti. Per di più, sebbene il picco del «caro energia» sia passato, i costi legati all’approvvigionamento energetico rimangono una preoccupazione significativa che incide sui margini operativi delle imprese.
Insomma, il nostro comparto manifatturiero si muove in un quadro complicato dove la resilienza e la capacità di adattamento delle imprese si scontrano con persistenti venti sfavorevoli a livello globale e nazionale. E gli effetti si riscontrano nei bilanci delle maggiori aziende bresciane, messi a confronto dal 2022 al 2024.
In altre parole, nell’ultimo esercizio si sono sgonfiati ulteriormente i volumi dei fatturati (sono diminuite le società con un fatturato compreso tra 100 e 200 milioni di euro, così come si è ridotta la presenza di realtà con vendite comprese tra 20 e 50 milioni di euro) e inevitabilmente si è ridotta la redditività (nel 2024, l’89,6% delle società analizzate ha chiuso il bilancio in utile contro il 92,3% dell’anno precedente). La marginalità (espressa dall’Ebitda e dalla sua incidenza sul fatturato) delle stesse imprese si trova in una fase di compressione dovuta all’aumento dei costi, sebbene il sistema mantenga una solidità patrimoniale.
Le micro e piccole imprese artigiane sembrano essere le più vulnerabili, con una parte significativa che prevede un calo del fatturato o difficoltà nel mantenere i margini attuali.
Per il 2025, tuttavia, il sentiment degli imprenditori è misto. Un sondaggio condotto da Confindustria Brescia e Confindustria Bergamo indica che circa il 70% delle imprese prevede un fatturato e una marginalità in crescita rispetto al 2024, segnalando un cauto ottimismo per una ripresa dei margini.
Per il comparto manifatturiero locale, le principali opportunità risiedono nell’accelerazione delle transizioni digitale e sostenibile, nell’accesso a finanziamenti dedicati e nell’espansione verso nuovi mercati di esportazione.
Se da un lato, la gestione operativa delle imprese ha subito un rallentamento, portando a una minore generazione di liquidità che, unita all’aumento dei costi, esercita pressione sulla capacità di rimborsare il debito acquisito; dall’altro lato, nonostante le difficoltà attuali, la maggior parte delle imprese bresciane si dichiara sostanzialmente tranquilla riguardo alla propria capacità di rimborsare il debito finanziario, pur in un contesto di incertezza. In effetti il rapporto di indebitamento medio riportato dalle maggiori realtà produttive bresciane resta molto buono (il 38,5% delle aziende esaminate presenta un rapporto di indebitamento compreso tra 0 e 1).
Le prospettive per il sistema produttivo bresciano per il 2025-2026 sono caratterizzate da un cauto ottimismo, con attese di una graduale ripresa dopo due anni di flessione, sebbene il quadro generale rimanga complesso e soggetto a incertezze globali. Dopo il calo registrato nel 2024 (-1,3%), la produzione industriale e l’artigianato sono tornati a crescere nel secondo e terzo trimestre del 2025, interrompendo una lunga fase negativa. Questo trend positivo dovrebbe consolidarsi nei prossimi mesi, anche se gli imprenditori mantengono un atteggiamento di prudenza.
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