«Mancano garanzie su Tfr e stipendi arretrati, queste condizioni sono inaccettabili», rivendicano i rappresentanti di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil al termine dell’esame congiunto relativo all’affitto del ramo d’azienda della Bresciangrana di Cignano al realtà veneta Novalat. «Al tavolo delle trattative – riportano i sindacati – è stata espressamente richiesta la presenza dell’amministratrice delegata di Bresciangrana Serena Maurutto insieme ai legali di Novalat per affrontare una transizione che si sta rivelando fortemente critica per la forza lavoro. Nel corso del confronto con la vecchia proprietà – aggiungono –, sono state chieste rassicurazioni e garanzie inderogabili in merito al pagamento delle spettanze arretrate destinate agli ex dipendenti cessati. A dispetto degli impegni assunti in precedenza, tali somme non sono ancora state corrisposte. La dirigenza uscente ha palesato criticità dal punto di vista della liquidità, ammettendo la difficoltà di onorare gli oneri economici già presi nei confronti dei propri ex dipendenti».
Non solo. «Sul fronte del confronto con i rappresentanti di Novalat – continuano i sindacati –, la situazione si è rivelata altrettanto inaccettabile. Di fronte alla totale assenza delle garanzie minime per la presa in carico delle pendenze pregresse, sia per quanto riguarda i dipendenti cessati che per la forza lavoro attualmente impiegata (con particolare riferimento alle legittime spettanze e ai Tfr), siamo stati costretti ad abbandonare il tavolo».
La replica
La replica dell’azienda non tarda ad arrivare ed è racchiuso in una lunga lettera firmata da 31 lavoratori e destinata alle medesime organizzazioni sindacali. «Avvertiamo – scrivono – una crescente difficoltà nel riconoscerci in alcune posizioni e iniziative che sembrano talvolta basarsi sulle segnalazioni o sulle interpretazioni di alcuni di noi, senza che venga dato adeguato spazio all’ascolto di tutti e alla valutazione dei diversi punti di vista». E ancora: «Un ulteriore elemento di preoccupazione – ammettono – riguarda quello che percepiamo come un atteggiamento costantemente conflittuale nei confronti dell’azienda, anche in situazioni nelle quali riteniamo sarebbe più utile favore il dialogo e la collaborazione». Alla fine della missiva, i 31 lavoratori chiedono «che venga dato maggiore spazio all’ascolto dell’intera platea dei lavoratori, che le posizioni assunte tengano conto della pluralità delle esperienze e delle opinioni presenti in azienda».
Un appello che viene accolto dalle organizzazioni sindacali: «Come rappresentanza sindacale del settore agroalimentare, riteniamo inammissibile che i costi e le incertezze di questa operazione societaria vengano scaricati interamente sulle spalle e sui risparmi dei dipendenti – chiudono –. Rimaniamo in attesa di verificare i prossimi sviluppi sulla vicenda Bresciangrana, mantenendo alta l’attenzione e riservandoci di valutare ogni ulteriore iniziativa utile a tutela dei diritti, delle retribuzioni e della dignità dei lavoratori coinvolti».




