Sono belle le storie d’impresa che la città ci presenta: belle perché si appoggiano su imprese belle. Di solito. Una bellezza che può essere fatta di tecnologia, ma anche di tecnologia più estetica. Oltre naturalmente che di uomini, lavoro e mercato. Alzi la mano chi non conosce Alessi di Omegna, a cui l’ex ad Michele Alessi si è ispirato per creare il paradigma della «Fondazione Buon Lavoro» in cui si fondono valori, principi, linee guida e best practice da cui esce un prodotto di altissimo livello che all’estero sognano, quindi invidiano. Insomma, una family company, ma anche una design company e una multinazionale tascabile in cui la creatività è stata quella di rompere le regole. Ma, prima, quella di aver dato lavoro a 250 autori-designer, diversi.
La storia
Alessi è una realtà fondata nel 1921 a Omegna, uno di quei paesi fabbrica come Lumezzane in cui i casalinghi si producevano in ogni casa e la presenza di acqua aiutava. Oggi pentole, casalinghi e caffettiere si producono negli stabilimenti dei grandi marchi. Tra questi Alessi, una di quelle storie d’impresa che per quel che fa dentro, il prodotto, e per quel che si vede fuori, il design, è uno dei campionissimi del made in Italy invidiato.
Ospite giovedì dello Studio di consulenza Vitale e Zane nel ricercato underground della Libreria Tarantola c’era Michele Alessi Anghini: 76 anni, entrato in Alessi nel 1975, amministratore delegato dal 1980 dove rimarrà per 44 anni «senza mai chiudere un esercizio in perdita», ha ricordato parlando nel ruolo di presidente della «Fondazione Buon Lavoro» (creata con la moglie); un progetto nato per portare all’esterno dell’azienda quell’esperienza basata sul Manifesto della Buona Impresa, che ne propone un modello (già sottoscritto da 180 imprenditori) etico umanista orientato al bene comune, respingendo l’idea che l’azienda debba avere come unico scopo il profitto o che l’impresa sia strutturalmente nemica della società.

Astrazioni? Ma no! Il mondo dell’impresa (non tutte ancora) è cambiato; ci sono benefit per i lavoratori che anni fa erano impensabili; spazi – come per le donne i tempi di conciliazione casa/lavoro – anni fa inesistenti; attenzione alla salute e alla sicurezza che hanno scollinato stagioni che non torneranno più. E molto altro, come il diritto al lavoro e l’orgoglio dell’imprenditore di essere creatore e distributore di ricchezza, oltre che del ruolo sociale dell’impresa e di quanto ogni giorno esce dallo stabilimento – nuovo o riprodotto – e finisce sui mercati.
Manifesto
Pomeriggio interessante alla Libreria Tarantola, con Marco Vitale che ha invitato a riscoprire il libro sull’arte della mercatura (pubblicato nel 1458) di Benedetto Cotrugli, uomo d’affari, diplomatico, personaggio dotato di cultura alta. Un manifesto senza astrazioni che Alessi ha applicato da quando guidava l’azienda in cui si è proposto come innovatore sociale: niente cassa integrazione, ma lavori utili per il territorio; report mensile scritto da ciascun collaboratore sull’andamento del mese precedente dell'azienda; ma anche rivisitazione del concetto di creatività che è «rompere» le regole.



